Paolo Beni



     Beniana Bibliotheca
     IL PROGETTO BENIANO PER L'EDIZIONE
     DELL'OPERA OMNIA
     (vedi nota)

1. INTRODUZIONE
     Tra i codici di provenienza Morelli che si conservano nella Biblioteca Marciana vi è un importante manoscritto di Paolo Beni che s'intitola Beniana Bibliotheca1. Questo manoscritto, che fu uno degli ultimi scritti che uscirono dalla penna del Beni, è importante per varie ragioni. In primo luogo perché è una specie di catalogo ragionato della biblioteca di un insigne umanista , quale fu il Beni, a cavallo tra il Cinque e Seicento; un catalogo, cioè, dei libri che egli era venuto accumulando prima e durante il periodo del suo professorato nello Studio padovano2. In secondo luogo, perché questa sua ultima opera è intesa a rappresentare una biblioteca ideale, e quindi un curriculum studiorum, per chi voglia incamminarsi ed avanzarsi nelle arti liberali e nelle scienze. In terzo luogo — luogo che è qui per noi di massima importanza — perché essa è indispensabile non solo per ricostruire tutto il corpus degli scritti di questo autore, ma anche e soprattutto per chiarire e scioglire quel nodo della sua bibliografia che ha trattenuto e spesso confuso i suoi vari biografi e bibliografi: cioè la refusione e raccolta della propria produzione letteraria in quella opera omnia in unum corpus collecta cui egli dette inizio, come vedremo, nel 1621 e per cui lavorò assiduamente durante gli ultimi tre anni della sua vita3.

     Ordinata in modo sistematico, per materie, la Beniana Bibliotheca (BB) è divisa in due parti: la prima, che occupa le prime 232 pagine del ms., elenca e descrive i libri scritti in latino4; la seconda, quelli scritti in italiano. Questa seconda parte va da pagina 245 fino alla fine, cioè fino a pagina 3005. Tra queste due parti sono state inserite dal Beni stesso dodici pagine di bozze tipografiche che erano state stampate in Padova, nella Martiniana, quando l'autore aveva 69 anni, nel 16216, benché il frontespizio rechi la data "Patavii, Anno MDCXXII".

     Queste pagine a stampa, inserite tra le due parti della BB, non rappresentano l'unica tiratura fatta dalla Martiniana, poiché mi è accaduto di vederne un'altra copia che fu già proprietà di Ludovico Jacobilli, uno dei primi biografi del Beni, e che oggi si conserva nella Biblioteca del Seminario vescovile di Foligno7. Tuttavia il ms. della Marciana può, in un certo senso, considerarsi come l'unico esemplare poiché esso rimase nelle mani del Beni per ben tre anni, e fu l'esemplare su cui egli appose di propria mano delle aggiunte e delle correzioni. Tra queste correzioni c'interessa, per ora, particolarmente notare il cambio della data del frontespizio all'anno MDCXXIV8. A tre anni di distanza dalla stampa ed avendo ora deciso di inserire queste pagine nella BB, il Beni dovette cambiare la data per conformarsi a questo manoscritto che egli aveva steso l'anno avanti, cioè nel 1623, e che era venuto emendando ed integrando durante il 1624.

     Siamo all'ultimo anno della vita del Beni. Libero ormai dagli impegni universitari9, il 1624 e i due o tre anni precedenti sono anni di intenso lavoro di riorganizzazione delle sue opere per quello che doveva essere il coronamento finale della sua vita: la pubblicazione di quell'opera omnia cui, come s'è detto, egli aveva dato inizio già dal 162110 e di cui erano ormai usciti diversi volumi.

     Nell'organizzazione e distribuzione dei cento, o centun, libri che dovevano costituire il corpus dell'opera omnia11, la BB doveva essere proprio l'ultimo libro del vol. xiii, cioè l'ultimo libro dell'ultimo volume delle opere scritte in latino. In tal senso veniva ad occupare un posto centrale nella produzione letteraria del Beni, poiché la seconda parte di quest'opera, che recensisce i libri italiani della sua biblioteca e che è quindi scritta in italiano, è preceduta da queste pagine a stampa, le ultime delle quali elencano le opere del Beni scritte in italiano. In altre parole, queste pagine a stampa possono considerarsi come un'introduzione alle sue opere in volgare, cioè al volume xiv dell'opera omnia che costituisce il primo volume delle opere in italiano cui il Beni assegna il ponderoso e "compìto" Commento alla Gerusalemme Liberata del Tasso12. Ma c'è di più. Il Beni che conosceva benissimo e che aveva una visone quanto mai moderna della storia della lingua e della letteratura italiana, è chiaramente consapevole dell'importanza che ormai ha acquistato il volgare in relazione al latino. Egli quindi consiglia il giovane che si accinge allo studio delle arti e delle scienze ad iniziare il suo cammino proprio dalle opere scritte in italiano13. E ciò nonostante il fatto che nella BB le opere siano presentate secondo uno schema diacronico generale in cui quelle sono anteposte a queste. È lecito quindi supporre che queste pagine a stampa, stese nel 1621, nell'anno cioè in cui il Beni cominciò a raccogliere i suoi lavori in opera omnia, siano state scritte allora con l'intento preciso di essere adibite come introduzione a quella raccolta. Del resto alcune espressioni ivi usate dall'editore rendono questa supposizione pressoché certa14. Se così è, il titolo generale della raccolta doveva forse essere Benianae Lucubrationes che è appunto il titolo di queste pagine. Si dice "generale" perché nel frontespizio le opere vengono suddivise in quattro grandi categorie; le prime tre riservate alle opere in latino15 e la quarta a quelle in italiano, nel modo e con i rispettivi titoli seguenti:

I. Pauli Benii Eugubini ad Historiam ad Poësim, ad Eloquentiam ... Institutio.
II. Eiusdem Naturalis omnis atque Divina Platonis et Aristotelis Philosophiae ... Explicatio.
III. Eiusdem Morales Disputationes et Praeceptiones ex Platone et Aristotele.
IV. His Italica Monumenta: quae tum Historica, Poëtica, Oratoria, Moralia continent multa, tum ad Italicam Linguam et Orationes ... instituunt.

Nell'introduzione, poi, queste quattro categorie vengono ulteriormente suddivise secondo una prospettiva di sentore prettamente umanistico che comprende cento libri in ventun volumi16, e che si estende in un arco che va dalla storia (un volume) alla poetica (tre volumi), dalla retorica (quattro volumi) all'etica ed economia politica(un volume), dalla folosofia naturale e divina (tre volumi) ad un ultimo volume di miscellanea latina che spazia in diverse direzioni e che include, come ultimo libro, la stessa BB, la quale, per le sue due ultime parti cui si è accennato sopra, funge da vero e proprio ponte all'ultima delle sette ripartizioni — che il Beni chiama "classi" — comprendente le opere scritte in lingua volgare. Questa settima classe, in otto volumi, si dipana in un reticolato che non solo si riallaccia alle discipline trattate nelle opere in latino, ma che si dirama anche in una profonda disamina del patrimonio linguistico italiano e delle più o meno recenti opere lessicografiche impegnate a raccoglierlo.

     È da questa prospettiva ed in tale ordine che vanno elencati i lavori che il Beni accoglie nell'opera omnia, come del resto egli stesso aveva stabilito nelle Benianae Lucubrationes e come poi venne reiterando, sia nella prima come anche nella seconda parte della BB. Purtroppo la morte, che egli già presentiva mentre stava stendendo questo suo ultimo lavoro17, gli impedì di vedere in luce, nell'opera omnia, alcuni di quei suoi lavori che aveva a suo tempo resi pubblici, come molti altri che, ancora inediti, avevano già ottenuto l'imprimatur e i vari requisiti necessari per la pubblicazione18.

     Qui ci si potrebbe chiedere come mai l'introduzione venisse stampata a Padova, mentre i primi volumi dell'opera omnia uscivano a Venezia. La risposta, credo, va ricercata nel fatto che il Beni, già prima del 1621, aveva deciso di raccogliere le sue opere e — come ci dice l'editore alla fine di quell'introduzione — uscire con una nuova edizione, come si è detto, in ventun volumi. Alcuni di questi volumi dovevano stamparsi a Venezia, altri in Padova. Così, ad esempio, i volumi In Platonis Timaeum ( che sono i voll. IX, X e XI della raccolta) vennero stampati a Padova nel 1624, mentre i due volumi che contengono i Commentari alla Retorica di Platone, uscirono, come ci dice lo stesso Beni — che per di più li ordina (ed è questo un particolare assai importante) come i voll. VI e VII della raccolta — a Venezia, anch'essi nel 162419.

     Certo, questo di pubblicare in due luoghi poteva facilmente generare confusione, come infatti accadde. Così, per esempio, alla fine dei Commentarii in M. T. Ciceronis Pro Lege Manilia, pubblicati a Venezia dal Guerilio, nel 1624, si legge: Finis totius voluminis sexti20. Ma questo contraddice all'ordinamento dei volumi sulla Retorica di Platone che, come si è detto sopra, il Beni stesso aveva stabilito come VI e VII dell'opera omnia. Tuttavia il colophon di questo volume veneziano del Guerilio è per noi significativo poiché non ci conferma l'affermazione tramandataci dal Mazzuchelli, su fede di Pieter Gosse, il Vecchio21, che l'opera omnia del Beni, pubblicata a Venezia dal 1622 al 1624, era in cinque volumi, poiché il commento beniano alla Maniliana di Cicerone era proprio una delle opere annoverate dal Gosse nei cinque volumi da lui descritti. Purtroppo il Gosse non era ben informato sul numero dei volumi; non era a conoscenza dei due volumi sulla Retorica di Platone, né di quel primissimo volume veneziano dal titolo An sive Actori sive Reo che, a dire il vero era in un certo senso sfuggito allo stesso Beni che non lo aveva incluso nelle Lucubrationes22. È chiaro, però, che il Guerilio stesso considerava le Orationes quinque ac septuaginta ed il commento alla Maniliana come volume VI della raccolta, poiché la prima edizione del commento alla Retorica di Aristotele era uscita, in due volumi, nel 1622, e non nel 1624, come è stato dedotto dalla data errata del 1524 che appare in quella edizione. Il problema è semplice, ma sarà bene insistervi per chiarire un paio di punti. In realtà, nel 1624 il Beni pubblicò una nuova edizione di quell'opera — nuova perché vi aggiunse una parte sulla retorica di Platone23 — in due tomi, ma in un unico volume. Così si capisce perché il Gosse, che non conosceva la prima edizione, parli di cinque volumi e non di sei. E così si spiega anche come dal Mazzuchelli in poi si è asserito che i Commentari alla retorica di Aristotile siano del 162424.

     Ora, avendo il Beni assegnato due volumi al suo commento alla Retorica di Aristotile, e altri due volumi — il VI e il VII della raccolta — al commento alla Retorica di Platone, ed avendo stabilito già dal 1621 che quelle opere che appartengono alla terza classe della raccolta, cioè alla classe riservata a quegli scritti in latino pertinenti all'eloquenza, siano raccolte in quattro volumi25, sembra chiaro che non abbiamo altra scelta che quella, per così dire, di subannettere il commento alla Maniliana di Cicerone e le Orationes quinque ac septuaginta ai quattro volumi di cui sopra, come del resto ci dice lo stesso Beni per bocca del direttore della Martiniana, la casa editrice padovana che, come si è detto, stava pubblicando le Benianae Lucubrationes26. Pertanto, tenendo presente che il tomo delle Orationes è in due parti, la terza classe che raccoglie gli scritti latini sull'eloquenza27, viene ad essere costituita da sette parti in quattro volumi28.

     Ad ogni modo, tornando a quelle dodici pagine di bozze che, come si è giá detto, erano state concepite nel 1621 come introduzione all'opera omnia, il Beni decide ora, dopo due anni dalla loro stesura, di usarle come catalogo delle sue opere. Di ciò egli ce ne rende edotti proprio nell'introduzione alla BB e, come se questo non bastasse, anche poco dopo il suo inizio, là dove menziona che la raccolta delle sue opere latine ha raggiunto il trentesimo volume, e che tutti questi volumi, oltre a trovarsi nella propria biblioteca — in cui si conservano, emendatissimi, gli esemplari29 — si possono anche reperire, stampati in folio, presso il Guerilio in Venezia: Denique si quid emolumenti afferre tibi possent ad latinitatem monumenta nostra reliqua, illud tibi capere licebit ex illorum lectione cum non modo in nostra bibliotheca condantur omnia, verum etiam prostent apud Jo. Guerilium et alios, Venet., in folio, 1622 et 1623. Quin horum catalogus in hac tibi Bibliotheca occurret ad extremum30.

     Di nuovo, ed infatti proprio alla fine della prima parte della BB, il Beni ci presenta queste dodici pagine delle Lucubrationes come un catalogo della sua produzione, con le seguenti parole: Iam vero nostrarum tibi lucubrationum, prout recepimus, catalogum subijcimus, quo ad liberales doctrinas omnes comparandas, quasi duce, utaris. Continet enim germanam doctrinam ingenuarum encyclopaediam, qua veluti per gradus ad sursum ordinate pervenias31.

     A conclusione di questo preambolo, converrà dunque ripetere e sottolineare quello che si è già accennato sopra: cioè che la bibliografia delle opere del Beni dovrà necessariamente seguire la falsariga da lui tracciata in quelle pagine di catalogo, poiché esse indicano con estrema chiarezza quei diversi nuclei d'interesse nella multiforme produzione di questo autore, oggi purtroppo dimenticato e misconosciuto.


 2. LE OPERE32

PRIMA CLASSE: STORIA33
VOL. I

 
1622 De Historia libri quatuor.
In 4°, Venet., 1611; et in fol., Venet., 162234

1622 In Sallustii Catilinariam Commentarii: in quibus proposita Historia sic explicatur, ut uno eodemque tempore historica praecepta traduntur, et cum exemplis et usu coniugantur. Denique ratio et via ostenditur, qua historia tum intelligenter evolvi tum recte deiudicari, tum pro dignitate scribi tum ad publicam privatamque utilitatem referre possit. Quae omnia iis etiam utilia fore speramus qui Latinitatem adamant et Elegantiam.
Venet., in fol., 1622; et in 5°, 161235.
1622 Iugurthinum Bellum.
Venet., in fol.
 
1622 Annuae litarae
Venet., in fol.,
 1622 Quid de Historia senserit Plato.
Venet., in fol.36

SECONDA CLASSE: POETICA37
VOL. II

 
1622

In Aristotelis Poëticam Commentarii: quibus centum Poëticae Controversiae interponuntur et de Poësis Aristoteleae que Poëticae praestantia proponitur disputatio.
Accessit Platinis Poëtica
38

Venet., in fol.

VOL. III

 
1622 In P. Virgilii Maronis Aeneidem Commentarii. Quibus Authoris sententia explanatur et illustratur passim. Heroici Poëmatis artificium agnoscitur et cum Aristotelae Poëticae praeceptis coniungitur. Eiusdem Poëmatis condendi ratio legibus ac documentis ex ordine promulgatis ostenditur. Aeneis cum Odyssea et Iliade comparatur: simulque demonstratur quantopere Homerum Virgilius superavit.
Venet., in fol. 39
 
1622 Disputatio in qua ostenditur praestare Comoediam atque Tragoediam metrorum vinculis solvere: nec posse satis, nisi soluta oratione, aut illarum decorum aut dignitatem retineri; aut honestatem inde voluptatem solidamque utilitatem percipi.
Venet., in fol.; et Patavii, in 4°, 1600 40

TERZA CLASSE: RETORICA41
VOLL. IV e V

 
1622 In Aristotelis Rhetoricen Commentarii. In quibus Aristotelis praecepta non modo copiose declarantur, ac Centum Oratoriis Controversiis interpositis illustrantur, verum etiam cum Platone in decretis multis, cum M. Tullio in toto dicendi artificio conferuntur. Cum duplice Indice, Controversiarum uno, rerum memorabilium altero. Quae omnia habetur cum Graeco codice ac Latina interpretatione gemina.
Venet., in fol.. In dua volumina 42

VOLL. VI e VII

 
1624

Platonis Rhetorica ex eius Dialogis excerpta.
Venet., in fol. In dua volumina 43

  
1624 In M. Tullii Ciceronis Orationem pro Lege Maniliana, seu de Pompeio Imperatore deligendo Commentarii. In Quibus sic explicatur praeclarissima haec Oratio, ut uno eodemque tempore Eloquentiae praecepta observentur, et, Cicerone Authore ac Duce, cum usu coniungantur.
Prostat apud Guerilium, Venet. 44
 
1624 In M. Tullii Ciceronis Orationes pro Archia, M. Marcello et in Pisonem Argumenta et Notationes.
Venet., in fol.45
 
1624 Orationes quinque et septuaginta. His accesserunt Epistolae et praefationes pro variis occasionibus conscriptae, necnon Elogia, Epitaphia et carmina quaedam.
Venet., in fol.46

QUARTA CLASSE: VITA E COSTUMI47
VOL. VIII

 
1622 In Aristotelis Ethicam, Politicam, Oeconomicam Commentarii et Notationes.
Venet., in fol.48
  
[ined. Discorsi politici, ecc.] 49

QUINTA CLASSE: FILOSOFIA NATURALE E DIVINA50
VOLL. IX, X, XI

 
1624 In Platonis Timaeum seu in Naturalem omnem atque Divinam Platonis et Aristotelis Philosophiam Decade tres.
Romae, in 4°, 1594; e poi 1605; Patavii, in fol. 51

SESTA CLASSE: MISCELLANEA52
VOLL. XII e XIII

 
1622 An sive Actori sive Reo in universam Oratori ingenio liceat in Judicijs et Conscionibus affectus concitare ac Iudicum animos flectere et permiscere.
Romae, in 4°, 1594; et Venet., in fol.
52a
1596 De Baronii Cardinalis Annalibus Disputatio.
Romae, in 4° 53
 
ined. In Scipionis Somnum ex Sexto Ciceronis de Republica Commentarii 54
 
ined. Homeri, Virgilii ac Torquati inchoata Comparatio 55
 
ined. Procli in Platonis Timaeum liber primus aliqua ex parte, secundus totus latine de Graecis conversus 56
 
ined. Actio Constantiniana 57
 
ined. Damasii et Procli Theologia 58
 
ined. Eutyphronis Platonici latina interpretatio et copiosa explanatio 59
 
ined. De Censuris Ecclesiasticis 60
ined. Beniana Bibliotheca 61

SETTIMA CLASSE: OPERE IN ITALIANO62
VOL. I  (XIV)

 
ined. Il Commento sopra il Goffredo o Hierusalemme liberata di Torquato Tasso. Dove, oltre essersi compìto il Commento, vi si è aggiunta copiosa tavola.
[1a parte, Padova, in 4° , 1625] 63

VOL. II  (XV)

 
1612 La comparatione del Tasso con Homero e Virgilio: e dell'Ariosto con Homero.
Padova, in 4°
 
1616?. [come sopra] Ove si è aggiunta la Vita del Tasso, con orationi Funebri et Epitafio.
Padova, in 4°. 64

VOL. III  (XVI) 65

 
1622 L'Anticrusca, overo il Paragone dell'italiana lingua, nel quale si mostra chiaramente come l'antica sia inculta e rozza e la moderna regolata e gentile.
[Parte 1a] Padova, in 4°, 1612 e 1613.
 
[1982 L'Anticrusca. Parte II, III, IV.
Testo inedito a c. di G. Casagrande. Firenze].
 
1614 Il Cavalcanti, overo la difesa dell'Anticrusca; di Michelangelo Fonte ... Opera piacevolissima, & a studiosi di purgato e vago italiano stile utilissima.
Padova, in 4° 66

VOL. IV  (XVII) 67

 
ined. Lettere a varii personaggi et in ogni genere.

VOL. V  (XVIII)

 
ined. Della Veneta Libertà 68

VOL. VI  (XIX)

 
ined. Discorsi politici accommodati allo Sato e governo degl'Ottimati 69
 
ined. Argomenti politici accomodati per formar Concioni o Renghe per uso della Veneta Nobiltà et Aristocratia 70

VOL. VII  (XX) 71

 
ined. Avvisi per ben comporre in prosa e in rima.
 
ined. Trattato della memoria locale e modo d'acquistarla 72
 
ined Attion Constantiniana. Poema drammatico e vario 73
 
ined Apologia allo ["Scenofilico" dello] Scarano 74
 
ined Apologia al Summo 75

VOL. VIII  (XXI) 76

 
1598 Discorsi sopra l'impresa di Ferrara. [Roma] 77
 
1599 Discorsi sopra l'inondazione del Tevere. Roma, in 4° 78
 
ined. Oratione al Re di Francia.
 
ined. Oratione del Blessio a Clemente VIII.
 
ined. Oratione al Cardinal Vendramino 79
 
ined. Oratione in lode della Patria.
 
ined. Sommario dell'Opera "in Platonis Timaeum".
 
ined. Principio dell'opera intitolata "Bellezze della Filosofia".
 
ined. Modo di riformare lo Studio di Padova e le Stampe di Venezia.
 
ined. 10° La Vita dell'Authore.

ADDENDA 80

 
1600 Risposta alle considerationi o dubbi dell'Ecc.mo Sig. Dottor Malacreta ... sopra il Pastor fido, con altre varie dubitationi tanto contra detti dubbi e considerationi, quanto contra 'istesso Pastor fido ...
Padova, in 4°
81
 
1600 Discorso nel quale si dichiarano e stabiliscono molte cose pertinenti all Risposta data a' dubbi e considerationi dell'Ecc.mo Sig. Dottor Malacreta sopra il Pastor fido.
Venetia, in 4°
 
1614

Rime varie del Sig. Paolo Beni raccolte e date in luce dal Cavalcanti
Padova, in 4° 82

1624 Trattato dell'origine e fatti illustri della famiglia Trissina
Padova, in 4° (e poi Milano, in 4°, 1626).
 
1607 Giardino di Ricami
Padova, in 16° 83
 
1575 Panegirico in lode dello Spinelli
Padova, in 4° 84


3. CONCLUSIONE

     Come si è già avuta occasione di alludere brevemente sopra, nella bibliografia beniana, considerata nel suo generale, vi sono due grossi problemi: il primo riguarda le opere a stampa, il secondo quelle che rimasero manoscritte. Esemplificheremo in entrambi i casi.

     Nel primo caso il problema si presenta sotto due aspetti, nel senso che se da un lato la questione della precisa localizzazione di alcune opere apparentemente irreperibili resta ancora del tutto aperta e da studiarsi85, dall'altro ci si trova di fronte al problema di opere singole distribuite in più parti o volumi che per varie ragioni non poterono essere stampati allo stesso tempo, o entro uno spazio di tempo ragionevole, o affatto; e che quindi non poterono uscire nella loro interezza. Del problema, nella sua più ampia portata è il Beni stesso a renderci edotti nel suo testamento del 1621, un documento poco o nulla conosciuto cui, per la sua importanza, dovremo tornare anche più giù86. Nel testamento il Beni aveva designato tre "commissari" che eventualmente avrebbero dovuto disporre delle sue cose, come esecutori testamentari. Uno dei tre era il suo vecchio amico Ottaviano Livelli cui, inoltre, arano state affidate due mansioni particolari: quella di "sodisfare i luoghi pii di quanto era stato loro lasciato" dal Beni — come si vedrà poi; e quella di provvedere al compimento della pubblicazione delle opere parzialmente inedite e di altre del tutto inedite, secondo le ultime volontà del testatore. Così, in linea generale, il Beni avverte gli esecutori del suo testamento che tra i suoi effetti restavano «in varie parti di casa libri sciolti stampati, parte in alcune casse verdi et in un credenzone in forma di organo, parte in balle. Hor quelli delle casse e credenzone sono mie opere varie, come Sopra il Goffredo, la Comparatione del Tasso, et altre. E di quest'opere se ne potrà far ritratto facilmente; ben è vero che se bene di alcune di queste opere ve ne sono molte copie e da farne ritratto, non di meno di alcune ve ne sono pochissime».

     Diremo subito che L'Anticrusca, con la sua prima parte pubblicata nel 1612 e la nostra edizione delle ultime tre parti pubblicata nel 1982, esemplifica in modo quanto mai opportuno, se pur estremo, il secondo aspetto del nostro problema. Ed accanto all'Anticrusca e fra le altre opere, di cui — come vedremo — una verrà specificamente nominata dal Beni stesso, si può mettere anche il Commento completo alla Liberata, poiché nel 1621 (ed infatti fino al 1623, quando il Beni rivede la sua Beniana Bibliotheca e propone un elenco dei propri libri) erano passati cinque anni e più dalla pubblicazione della prima parte87e la seconda non era ancora venuta in luce. Ma il Commento alla Liberata può considerarsi anche come caso limite di tiratura minima, poiché quando un paio di anni dopo comincerà a pubblicarsi la seconda edizione di quest'opera, se ne stamperanno così poche copie tanto che, se è vero — e non c'è ragione alcuna di metterlo in dubbio — ciò che afferma il Serassi che la copia ch'egli acquistò era forse l'unica copia allora esistente, questa edizione sembra oggi del tutto irreperibile. Ma forse in questo caso vi è una ragione comprensibile: la seconda edizione, in più parti, era in corso di stampa nel 1624; ma alla morte del Beni agli inizi di febbraio dell'anno successivo, la stampa fu interrotta poiché lo stampatore, Garparo Crivellari di Padova, probabilmente esigeva il pagamento della prima parte e forse richiedeva delle assicurazioni finanziarie per la continuazione della stampa delle altre parti. Ma con il dissesto della morte del Beni, i fondi a questo scopo erano limitatissimi. La penuria dei fondi era un fatto serio che, si può dire, risaliva almeno fino al 1621; infatti è l'autore stesso a delinearci questo problema nel suo testamento e a proposito di un'opera parzialmente edita: le Dècadi sopra la filosofia naturale e divina di Platone e Aristotele88. Quest'opera è un ottimo esempio per il nostro discorso perché da un lato illumina ulteriormente e in modo quanto mai chiaro quell'aspetto di cui siamo venuti discorrendo fino ad ora, e dall'altro mette a fuoco la questione dei fondi per la pubblicazione di opere parzialmente o totalmente inedite. In realtà, nel caso specifico, la questione finanziaria non sembrava al Beni di estrema urgenza. Egli crede che la situazione si sarebbe potuta rimediare vendendo le copie che erano state serbate della prima Dècade intera — che erano circa un centinaio — e magari anche i primi due libri della seconda Dècade di cui se ne erano stampate più di 400 copie. Ma un serio dubbio rimaneva perché, come dice lo stesso autore, «altri potrebbe restare al presente di comprarla desiderando tutte le tre Decadi promesse da principio». Per cui al Beni sembrò opportuno aprire un conto di cento ducati nella Cassa del Monte in Palazzo, da usarsi, servendo, precisamente a tale scopo. L'espressione "al presente" è carica di significato: ben ventisette anni erano ormai trascorsi dalla pubblicazione della prima Dècade, e ora il Beni ingiunge al Livelli di far pubblicare il restante «in quella quantità che paresse più a proposito al presente, ma stamparlo in 4° nella forma della Dècade precedente per accompagnar quanto si può il tutto». Quest'opera "sopra la folosofia di Platone e Aristotele" sta molto a cuore al suo autore, e già da vecchia data. Gli si era venuta maturando infatti proprio da quel famoso corso sul Timeo ch'egli, appena quarantenne, tenne alla Sapienza di Roma e che, nel chiuso ambiente romano, gli aveva causato un serio contraccolpo per il pensiero ivi espresso.

     Ora egli, quasi settantenne, ordina al suo esecutore testamentario «che faccia eseguire col consiglio et aiuto d'alcun fedel libraro o stampatore e condur a fine la predetta opera sopra la filosofia di Platone et Aristotele, a ciò che non resti morta». Ma le Dècadi in 4° non usciranno mai nella loro interezza, rimanendo stampati solo quei libri che avevano visto la luce a Roma tanti anni prima, cioè soltanto i dieci libri della prima Dècade stampati nel 1594, e i primi due della seconda Dècade che uscirono undici anni dopo, nel 1605. Queste Dècadi dovevano uscire in tre volumi; il primo volume — di cui, come si è detto, si erano vendute più di trecento copie — è oggi reperibile in diverse biblioteche, mentre i primi due libri del secondo volune sono praticamente introvabili poiché, nonostante il fatto che se ne fossero stampati più di 400 esemplari, non erano stati messi in vendita; e ben sedici anni dopo la stampa le 400 e più copie erano ancora tutte nelle "balle" di cui parla il Beni. Egli infatti in questo suo testamento si esprime così: «[...] L'altre balle contengono il primo e il secondo libro della seconda Dècade, ché fin lì si giunse a stampare, restando hora in penna tanto gli otto libri che vanno per compimento della 2a Dècade, i quali otto libri sono sottoscritti dai Superiori, quanto gli altri dieci pertinenti alla 3a Decade et al compimento di tutta l'opera; e delli quali dicti due primi libri della 2a Dècade ve ne sono più di 400 copie, perché tante se n'erano stampate della pa Decade, e tanto del restante disegnava stampare fin alla fine. Così la pa Decade é smaltita per li due terzi [leggi tre quarti, poiché sopra si dice che la prima Dècade "si è venduta da principio al numero di corpi trecento incirca", delle 400 copie stampate]; la 2a non è stampata se non fino alla fine del 2° libro, e perciò non s'è cominciata a vendere; et il restante se ne resta in penna»89. Dopo trent'anni dalla prima stampa, ed ancora vivente l'autore, le Decades uscirono in tre volumi ed in edizione completa, quella padovana in folio, nel 1624; ma forse in tiratura fortemente limitata, tant'è vero che oggi questa edizione è praticamente introvabile.

     Il secondo problema è quello relativo alle opere che il Beni lasciò manoscritte. Dall'elenco dei suoi scritti, stesi durante l'ultimo trentennio della sua vita che è anche il periodo della sua più prolifica attività letteraria, si può osservare che, tra opuscoli e trattati, vi sono quasi trenta opere che non furono mai stampate , o affatto o nella loro interezza. Nelle mani di chi caddero inizialmente questi manoscritti, dopo la morte del Beni, e come poi si dispersero, è storia ancora tutta o quasi tutta da farsi. E questo è valido anche per alcuni dei suoi trattati maggiori. Altrove, rifacendo e allargando la via tracciata da Vittorio Rossi, noi abbiamo delineato, seppur brevemente, le vicende cui andò soggetto il ms. delle ultime tre parti dell'Anticrusca90 , ma anche questa storia particolare è lungi dall'essere completa. Così anche le vicende più salienti di un altro trattato beniano importante, com'è quello che s'intitola Della veneta libertà, sono del tutto ignote. Questo ms. che oggi si conserva nella biblioteca dell'Università di Padova91 ha un suo doppione autografo conservato nella Bibiothèque Nationale di Parigi, già indicato dal Mazzuchelli92. Ma il Mazzucheli non dice come il codice arrivasse a Parigi e quale fosse la sua provenienza. Così sappiamo che il ms. dell'Università di Padova è entrato nella sua biblioteca nel nostro periodo regio93, ma ignoriamo quasi tutte le sue previe vicende ad eccezione di ciò cui si accenna qui sotto..

    In fondo, si potrebbe dire che il problema ha inizio subito dopo la morte del Beni e si estende non solo ad altri mss., ma addirittura a tutta la sua biblioteca. Infatti, se nel testamento originale la sua ultima volontà, come si è visto sopra, è quella di lasciare tutta la sua biblioteca a quel convento padovano dei Frati Zoccolanti di San Francesco situato vicino all'ospedale, non ci è ancora dato di conoscere la ragione per la quale questa sua biblioteca va in effetti a finire nelle mani dei reverendi Chierici Regolari, detti Teatini. Cosicché la loro bibliotteca diviene ricca proprio in séguito alla munificenza di Paolo Beni, il quale lascia loro i suoi libri e i suoi manoscritti "per testamento", come ci dice il Tomasini: «Pulcherrima sane est Bibliotheca R. R. Theatinorum structura ...Locupleta plurium ea fuit Anno MDCXXV, munificentia v. cl. Pauli Benij qui testamento suam Bibliotheca suasque Meditationes ei ascripsit»94. Ora non sappiamo dire come sia avvenuto che in un breve periodo di tempo il Beni abbia cambiato idea e fatto un nuovo testamento a favore dei Teatini95. Ma ciò per noi, ed in questa sede, non ha molta importanza. Quello che invece importa e che qui ci preme di sottolineare è il fatto che tra i libri e manoscritti del Beni che divennero proprietà della biblioteca dei Teatini vi figura anche il ms. di cui si è discorso finora, vale a dire Della veneta libertà. E con esso vi erano anche due altri mss. notevoli: il primo, proprio quello da cui abbiamo ampiamente attinto nello svolgimento di questo nostro contributo, cioè la Beniana Bibliotheca; il secondo, indubbiamente considerato dal Beni stesso molto importante96, è quello dei Discorsi politici97, un'opera (come del resto molte altre) del tutto sconosciuta alla bibliografia beniana e oggi, purtroppo, andata smarrita98.

    Altrove, avremo l'occasione di dimostrare che il codice 412 dell'Università di Padova che contiene il trattato Della veneta libertà è parzialmente autografo ed è precisamente il ms. che, riveduto dal Beni stesso poco prima della sua morte99, doveva servire per la stampa di quest'opera, come volume V° delle opere in italiano in quel suo gran progetto della pubblicazione dell'opera omnia.

 


 

 

 

 

 

 

 
N O T E

* (Nota preliminare) 
Questo articolo fu scritto nel 1982 e poi, a causa di diversi altri impegni ed interessi, dimenticato. Viene pubblicato oggi, così come fu steso allora, dopo più d'un ventennio e dopo l'esauriente lavoro di P. B. Diffley (Paolo Beni. A Biographical and Critical Study. Oxford 1988) perché forse potrebbe ancora essere di qualche utilità.

1 Venezia, Biblioteca Marciana, Ms. Lat. XIII, 87 (=3998). Quest'opera, già descritta dal Morelli, è stata studiata in qualche particolare da R. G. Faithfull, Teorie filologiche nell'Italia del primo Seicento, in «Studi di Filologia Italiana», XX (1962), pp. 184, 304-8. Il ms. è stato anche accolto da P. O. Kristeller nel suo Iter Italicum, II, London-Leiden 1967, p. 245.

2 Il Beni lasciò i suoi libri alla biblioteca dei Padri Teatini. Ma vedi anche la "Conclusione".

3 In realtà egli vi lavorò fino al gennaio del 1625, vale a dire fino a pochi giorni dalla morte che lo raggiunse il 12 di febbraio.

4 Si parla anche di libri e di traduzioni latine dall'ebraico e dal greco.

5 I fogli del ms. sono numerati progressivamente nel recto e nel verso.

6 «A nobis vero Anno Millesimo Sexcentesimo vigesimo primo collecta sunt dum adhuc viveret Author, atque annum saxagesimum nonum ageret». Beniana Bibliotheca ( = BB), p. 244.

7 Foligno, Biblioteca del Seminario vescovile, Ms. Jacobilli 252 (B. IV. 2), 7.

8 Il cambio venne fatto per trasformazione dell'ultimo numero romano: da I a V.

9 Il Beni venne giubilato dallo Studio, su sua richiesta, nel 1623.

10 Cfr., sopra, nota 6.

11 «Possem equidem Benianas Lucubrationes, etsi centum ferme Libris, seu viginti voluminibus, iisque peramplis, continentur, per titulos breviter cursimque referre». (BB, p 235). Ma si vedano anche le nn. 16 e 33.

12 Cfr., infra, nota 63.

13 Cfr. BB, p. 244.

14 Cfr. BB, pp. 235 e 244.

15 Le suddivisioni corrispondono ai concetti di institutio, explicatio, disputatio e praeceptio.

16 Come si dice a nota 11, dovevano essere venti volumi: dodici delle opere in latino e otto di quelle in italiano. I volumi in latino sono poi aumentati a tredici, poiché il primo volume pubblicato a Venezia nel 1622, che comprende l'opera An sive Actori sive Reo e il dialogo De concitandis sive Flectendis Affectibus Oratoris (rispettivamente pubblicati in prima edizione a Roma nel 1594 e nel 1595) era, in un primo tempo, rimasto fuori dello schema stabilito nelle Beniane Lucubrationes. A pagina 45 della BB il Beni si esprime come segue: «Nos ... in variis lucubrationum generibus conati sumus ... Interim ut earum tibi speciem extet aliquod (ad XIII enim volumina excreverunt), quod primo nos emisimus monumentum pereunito inscribitur An sive Actori sive Reo et in universum Oratori ingenio liceat in Iudiciis et Concionibus affectus concitare ac Iudicum animos flectere et permiscere. Romae, in 4°, 1594, et Venet., in fol., 1622».

17 Cfr. BB, p. 134.

18 Alcuni anni or sono, toccò proprio a noi la rara fortuna di ritrovare uno di questi manoscritti beniani inediti: quello contenente le importanti ultime tre parti dell'Anticrusca, il cui testo, da noi curato, è stato accolto nella collana degli "Scrittori italiani e testi antichi" pubblicati dall'Accademia della Crusca (Firenze, 1982). Attualmente stiamo allestendo l'edizione di un altro importante ms. beniano, rimasto inedito, che s'intitola Della veneta libertà, un ampio trattato che doveva costituire il 5° volume delle sue opere in italiano. Vedi, infra, nella "Conclusione" ed anche le note 68, 79 e 99.

19 «Atque hic sane haud gravabor illa percensere quae, dum in eloquentiae curriculum versamur, scripta reliquimus auditores nostros ad eloquentiam informantes. Siquidem praeter ea quae commemoravimus hactenus dum in Aristotelis Rhetoricen nostros recensuimus Commentarios et Controversias, simulque Platonis Rhetoricam ex eius Dialogis excerptam volumina alia duo edimus (sunt haec sextus et septimus) quae item elegantiae serviunt et Eloquentiae. De quibus infra in Catalogo doceberis copiose». Cfr. BB, p. 56. Il corsivo è mio. L'ultima espressione della citazione si riferisce al sommario -- piuttosto esteso -- che il Beni ci offre nelle Benianae Lucubrationes. Per questo si veda, infra, nella nota ai voll. VI e VII del nostro elenco.

20 L'esemplare da me consultato si conserva nella bibioteca dell'Università di Harvard. Va osservato che questo commento contiene anche altre orazioni di Cicerone, cioè pro Archia, pro Marcello e in Pisonem; e questo, come ci dice il Beni, per dare esempi di altri generi oratorî oltre al deliberativo, proprio della Maniliana. Qui si potrebbe aggiungere che il Beni cercò anche di restaurare e reintegrare la parte mancante del proemio ciceroniano della Pisoniana. (Cfr. BB, p. 50).

21 Cfr. G. M. Mazzuchelli, Gli scrittori d'Italia, II, 2, Brescia 1758, p. 848.

22 Cfr., supra, nota 16.

23 Il Beni si esprime in questo modo: «Quibus [cioè ai due volumi aristotelici del 1622] Platonis quoque Rhetoricen ex eius libris diligenter collectam adiunximus, Venet. 1624». (BB, p. 54; e vedi, supra, nel nostro elenco).

24 Il titolo di questa nuova edizione è come ce lo dà il Mazzuchelli, al N° XVIII della sua bibliografia (cfr. Scrittori d'Italia, II, e, cit., p. 848).

25 «Ita quidem unum Historiae volumen assignavimus, duo Poticae, quatuor Eloquentiae» (BB, p. 238).

26 «Mox [cioè, dopo i voll. del commento alla Retorica aristotetica e a quella platonica] commentarium subieci in Ciceronis Manilianam ... His omnibus aliae Orationes ... ex Cicerone ...subiiciuntur ... Atque huc pertinent Authoris nostri quinque ac septuaginta Orationes» (BB, p. 283).

27 Va comunque osservato che non tutti gli scritti del Beni pertinenti all'eloquenza sono inclusi in questa terza classe, come ci dice il curatore: «Nam quae ex Authoris nostri tum latinis opusculis, tum Italicis Monumentis, pertinent ad Eloquentiam, ea vero suis quaeque locis se se offerent tibi partim inter Opuscula ipsa (habentur haec in duodecimo et decimotertio volumine), partim in Italicarum scriptionum classe» cfr. BB, p. 239). L'espressione "et decimotertio", resa da noi in corsivo, è un'aggiunta marginale di mano del Beni.

28 Esemplari di questi voll. sono oggi reperibili alla Nazionale di Parigi e, smembrati, anche altrove.

29 Il Beni ci assicura poi che altri esemplari, sempre emendatissimi, si conservano anche nella biblioteca Feltriana del Duca di Urbino.

30 Cfr. BB, p. 43.

31 Cfr. BB, p. 232.

32 A sinistra, di preferenza e quando possibile, si dà la data dell'ultima edizione come appare nella BB, cioè senza considerare le ristampe. Se l'opera è inedita si usa l'abbreviazione "ined.". L'indicazione dei volumi ha, in questo elenco, un valore relativo. Come si è detto altrove, le opere in latino erano "cresciute" dai dodici volumi presentati dall'editore nelle pagine a stampa del 1621 a tredici, e quindi l'opera omnia dai venti a ventun volumi, come si dice nell'introduzione del 1623 alla BB (...«uno et viginti voluminibus...», p. 4), e nelle varie correzioni del 1624 a quelle pagine (cfr. ivi, pp. 239, 243, 244. Ma l'indicazione di viginti voluminibus di p. 235, che è proprio la prima di quelle pagine, sfugge al Beni e quindi rimane non corretta). Per le ragioni già dette, il volume An sive Actori... si colloca nella sesta classe, la miscellanes, come vol. XII delle opeere in latino (cfr.supra, e anche le note 16, 22 e 52a).

33 Nelle Benianae Lucubrationes si dice: «Ergo in prima classe eas lucubrationes collocavi quae oertinent ad Historiam» (cfr. BB, p. 235).

34 Segue, dopo la seconda data: «ubi quid de Historia senserit praeceperitve Plato praecipue disceptatur». A pp. 80 2 235-36 della BB si spiega il contenuto dei quattro libri in questo modo: «In quorum I, ut de Historia vi ac Natura planius constet definitio, partes, proprietates declarantur: et XV Problemata et Controversiae quae de illa quaeri possunt et agitari, praecipuo studio explicantur. In II, ut pro dignitate scribi possit Historia, eius Leges ex ordine proferentur. In III, ut intelligenter evolvatur, ostenditur qui Authores et quo ordine legendi sint; ac tum Historiae universae tum Romae in primis et Graecae ordo explanatur et ratio. In IV, exemplis praeceptisque demonstratur qui possit utiliter pervolutari ut inde vitam instituamus ac res sive publicas, sive privatas caute prudenterque administremus». Qui finisce il testo di p. 80, ma quello delle pp. 235-36 continua, come a nota 36.

35 Trascriviamo questo lungo titolo, che ovviamente si riferisce anche al De Historia, così come ci viene dato dal Beni (cfr. BB, p. 65-66). Facciamo però notare che esso è preceduto dalla seguenti parole che si sono tralasciate: «Nos quoque in Catalinariam [sic] benelongum scripsimus Commentarium quo lector ad Historiam informetur altius. Monumenti titulus est huismodi: Pauli Benij Eugubini ... » ecc.

36 Questi ultimi tre libri che completano la prima classe ci vengono presentati nelle Benianae Lucubrationes come segue: «Quibus omnibus [cioè ai libri del De Historia e ai Commentarii in Catilinariam] Iugurthinum subijcitur, ut quaniam accuratius scriptum est, inde plenius historicum conformemus stylum et perpoliamus. His Annuae quadam literae adduntur, ut Annalibus quoque scribendis exemplo sint Historico. Quibus etiam, ut nobilis veluti Colophon imponeretur huic parti, ad extremum adduntur ea quae ex Platone proferri possunt de Historia » (cfr. BB, p. 236). Seguono poi dei richiami a varie altre opere, come alle Orationes (ed in particolare alla II, XVI, XVII e XXI), ai commentari alla Poetica aristotelica, a quelli alla Maniliana, che possono tutte essere utili all'apprendimento della storia, benché appartengano ad altre classi. Si ricorda, inoltre, che il commento agli Annales del Cardinal Baronio a giusto diritto dovrebbe essere collocato in questa prima classe. Ma lo si relega nella classe Miscellanea, perché il Beni lo considera come propriamente pertinente Theologiae studiosis (cfr. BB, p. 221).

37 «In secunda vero Classe disposui quae pertinent ad Poësim» (cfr. BB, p. 237).

38 Cfr. BB, p. 95. Nelle Benianae Lucubrationes si dice: «Quibus omnibus [vale a dire ai Commentarii e alle cento controversie] additur Platonis Poëtica quae ex variis illius locis seu decretis ac dictis collecta est non indiligenter» (cfr. BB, p. 237).

39 Questo è il titolo che ci dà il Beni a p. 88 della BB. Nelle Lucubrationes si legge: «... His subieci Commentarios in sex priores Aeneidis libros; quibus sane tum diligenter libri ij explanantur, tum Poëtica praecepta, praesertim Heroica, in Virgilio agnoscantur, et exemplis rationibusque comprobantur; ita ut Poëtica Theorica cum praxi coniugatur egregie; praesertim quia sub finem sexti Aeneidos attinguntur ea quae ad Aeneidem reliquam intelligenter peragrandam, ac totius Heroici Poëmatis structuram ex Virgilio ab initio ad finem usque contemplandam, conferre possunt» (p. 237).

40 Cfr. BB, p. 94.

41 « Iam vero in Tertia Classe ea tibi se se offerunt quae pertinent ad Eloquentiam» (cfr. BB, p. 237)

42 Cfr. BB, p. 54. Nelle Lucubrationes si dice: «Itaque primo in Aristotelis Rhetoricen proferuntur Commentarii, in quibus Aristotelea de arte dicendi praecepta non solum copiose declarantur, verum etiam centum Oratoriis Controversiis interpositis illustrantur. Cum Platone etiam in decretis multis, cum M. Tullio in toto dicendi artificio, conferuntur. Etsi, quoniam in Rhetoricis Controversiis quibusdam vela Orationis usque adea pandere coactus est Author, ut necessit habuerit bonam controversarum partem seorsim persequi et exarare (nec scilicet Aristoteleae praeceptionis cursus interpellaretur longius) has ipse quoque seorsim ac proprio volumine complexus sum» (cfr. BB, pp. 237-38).

43 «Siquidem praeter ea quae commemoravimus hactenus dum in Aristotelis Rhetoricen nostros recensimus Commentarios et Controversias, simulque Platonis Rhetoricam ex eius Dialogis excerptam Volumina alia duo edidimus (sunt heac suxtus et septimus) quae item elegantiae serviunt et Eloquentiae» (cfr. BB, p. 56).

44 Cfr. BB, p. 49, e anche p. 238.

45 Dopo il titolo dei Commentari alla Maniliana, di cui, sopra, seguono queste parole: «Manilianae vero illas quasdam Ciceronis Orationes subiecimus, in quas argumenta scripsimus et notationes; ut nimirum in quolibet Orationis genere, ex Cicerone tibi extaret exemplum. Ex quo fiet ut quemadmodum Maniliana in deliberativo genere, ita Orationes pro Archia, M. Marcello, et in Pisonem, in generibus caeteris suppeditent exemplum» (cfr. BB, pp. 49-50.

46 Nelle Lucubrationes ci si esprime in questo modo: «Atque huc pertinent Authoris nostri quinque ac septuaginta Orationes; quae cum alio habent usus, tum maxime ...[segue una dozzina di esempi]. Quae etiam eo magis ad hunc pertinent Classem, quod nonnullae ad Eloquentiam ipsam cohortantur, atque adeo illius celebrant dignitatem». Ciò che poi continua è importante per il numero dei volumi e la distribuzione di essi nell'opera omnia: «Ita quidem unum Historiae volumen assignavimus, duo Poëticae, quatuor Eloquentiae. Nam quae ex Authoris nostri tum Latinis Opusculis tum Italicis monumentis pertinent ad Eloquentiam, ea vero suis quaeque locis se se offerunt tibi, partim inter Opuscula ipsa (habetur haec in duodecimo et decimotertio Volumine), partem in Italicarum scriptiomum Classe». L'espressione et decimotertio, nella parentesi, è un'aggiunta marginale di mano del Beni (cfr. BB, pp. 238-39). Vedi anche n. 61 dove si fa di nuovo un riferimento ad un'aggiunta marginale per mano del Beni relativa al volume "decimoterzo". Da quanto si dice sopra, il volume delle Orationes quinque et septuaginta si potrebbe (dovrebbe?) collocare nella sesta classe.

47 «Sequirur Quarta Classis, ad quam eam revocabimus quae pertinent ad vitam et mores» (cfr. BB, p.239). Questa quarta classe è strettamente collegata con la quinta classe, nel senso che i Commentari al de Republica, de Legibus e a molte altre opere di Platone, che sono appunto collocate nalla quinta classe, hanno diretti punti di contatto con i costumi. Pertanto il seguente richiamo, che trascriviamo dalle Lucubrationes, è quanto mai pertinente: «Atque hinc pulcherrima se se tibi offeret ratio unde Platonis libros de Republica et de Legibus aliosque multos (morales enim sunt ferme omnes) in Oeconomicis, Ethicis, Politicis, perquam utiliter congiungas [sic] cum Aristotele. Cum praesertim Platonicae Philosophiae, ac Moralis in primis Methodus tibi (inter opuscula seu Miscellanea invenies) commonstretur» (cfr. BB, p. 239). Si noti che dal Cum praesertim alla fine della citazione è un'aggiunta di mano del Beni.

48 Cfr. BB, p. 100.

49 È qui interessante notare come il Beni a questo punto — benché in questa parte stia recensendo le sue opere scritte in latino — senta la necessità di introdurre i Discorsi politici (e altre opere scritte in italiano) che hanno precisa attinenza a questa classe. Dato che queste opere appartengono alla settima classe, noi abbiamo deciso di non elencarle qui, tanto più che l'autore, nelle Lucubrationes, le include, giustamente, solo nella classe delle opere scritte in italiano. Tuttavia, per l'importanza che egli sembra assegnare particolarmente ai Discorsi politici, ad anche per il lungo sunto che ci dà di ciascuno dei dodici discorsi che li compongono, si è creduto opportuno richiamare queste opere, qui, in nota. Il Beni si esprime in questo modo: «Ego vero, dum Platonicum quoddam Aristotelicumque opus de Vita et de Moribus urgeo, alicubi etiam Morale Platonis libros in aciem educo Civiles hasce, vigilias Italice saltem conscriptas propono atque offero: Discorsi politici accomodati allo stato e governo deli Ottimati. Horum vero disputationum ex Italica Oeconomia percipies quae est eiusmodi. Sommario et ordine dei Discorsi politici ...[seguono tre pagine di sommario]. A questi Discorsi s'aggiunge un libro di Argomrnti politici, accomodati per formar Concioni o Renghe per uso pur della Veneta Nobiltà et Aristocratia. E se così porterà il bisogno e l'occasione s'aggiungeranno alcuni discorsi importantissimi al servigio del veneto Dominio [il riferimento è qui all'opera intitolata Della veneta libertà ]. Le quali cose tutte pur si troveranno nella nostra Bibliotheca in penna, e forse anco non sarà discaro che a qualche tempo escano tutti in luce» (cfr. BB, pp. 107 e 110). Per il sunto e per i titoli, vedi al vol. VI delle opere in italiano e cfr. le nn. 69 e 70.

50 «Succedit Quinta Classe, quae in triginta distribuitur lobros, qui quidem universam Naturalem atque Divinam Platonis et Aristotelis continent Philosophiam, atque horum sane librorum Oeconomia haec est» (cfr. BB, p. 239).

51 Di questi ternta libri, suddivisi in tre volumi, il Beni ci dà un lungo sunto, alla fine del quale egli ci dice: «Sic sane unico Volumine Moralis [cioè il vol. VIII] , tribus Naturalis Atque Divina disponuntur et collocatuntur [ voll. IX, X, XI]» cfr. BB., pp. 130-34, 239-242).

52 «Consequitur Sexta Classis, ad quam multa veluti miscellanea revocamus» (cfr. BB, 242).Il Beni ci dice che la sesta classe è composta dai voll. XII e XIII. Vedi nota 46.

52a Si veda la n. 16. Secondo quello che dice il Beni sembrerebbe che questo volume faccia aumentare da 12 a 13 il numero dei volumi scritti in latino ( «ad XIII enim volumina excreverunt»), e quindi l'opera omnia dai venti ai ventun volumi (... «uno et viginti voluminibus...» ). Vedi anche le nn. 27, 32, 46 e 61. Per il contrario si veda la n. 11 (ma forse durante la revisione questo punto era sfuggito al Beni e quindi è rimasto non emendato).

53 «Nos in Baronii Annales, cum non dum prodiisent nisi sex Tomi, Disputationem conscripsimus, vel potius laudationem, qua docuimus qualem et quantam Ecclesiae utilitatem afferant Annales isti ac sigillatim Theologiae studiosis, et per hanc occasionem perfectum Theologum formavimus» (cfr. BB, p. 221).

54 Cfr. BB, p. 242.

55 Come è noto, il Beni pubblicò la Comparatione di Homero, Virgilio e T. Tasso, in italiano nel 1607, e poi di nuovo, ampliata, nel 1612. Evidentemente, prima della stesura in italiano, aveva cominciato a scriverla in latino. Cfr. BB, p. 242.

56 Cfr. BB, p. 242.

57 Quest'opera è scritta parte in latino e parte in italiano. Nelle Lucubrationes si dice: «Actio Constantiniana, quae latinas conciones habet multa, alioquin alterius ordinis est, et ad Italicas Lucubrationes revocatur». Lì infatti viene collocata tra gli opuscoli del VII volume delle opere in italiano, che corrisponde al XX volume dell'opera omnia.

58 Nella BB (p. 135) il Beni si esprime così «Invenies atiam inter nostra manuscripta in fol. Damasij et Procli Theologiam, seu illius partem aut compendium, geace tamen, quae tibi alicui usui esse possint in Platonico campo: saltem hinc quousque pertingat istorum industria Platonicorum animadvertas. Quod, si graece nescias, ad Platonicam Francisci Patritij Philosophiam confugias, quae maxime ex Damascio manavit at Proclo».

59 Correggendo le bozze delle Benianae Lucubrationes, il Beni aggiunge, di propria mano, subito dopo il titolo, quanto segue: «In qua etiam ad reliquos Platonis Dialogos sic introducitur et instituitur lector, ut percommode illos peragrare possit universos. Quanquam Platonicae Philosophiae ac Moralis praecipue, methodus tibi in Opuscula seu Miscellanea commonstratur» (BB, p. 242). Il Beni aveva tradotto Eutifrone in latino, ad avrebbe anche voluto tradurre e commentare gli altri dialoghi platonici. Infatti subito dopo il lungo sunto dei trenta libri del Timeo (vedi n. 51) egli si esprime in questo modo: «Eutyphronem quoque, qui Dialogus in Platone primus occurrit, latine de graecis vertimus et commentariis explanamus. Idem continenter [?] in caeteris Dialogis praestare optabam, sed Aristotelicis publice occupatus triginta ab hinc annis, eiusmodi cogitationem et cupiditatem deponere coactus sum, et vero utilius fortasse operam, qualis qualis sit, locavi. Quandoquidem, Deo bene iuvante, quod caput erat absolvi nimirum quae ad Naturalem Divinamque istorum Philosophiam attinebant, ac Moralem et Politicam, si non commentariis, compendio saltem et disputationibus quibusdam illustravi. Quid si vita paulo produxerim longius, fortasse introdutionem, quem appellant, ad Platonis doctrinam universam literis consignabo. Hanc enim olim vix inchoatam, deserui publico docendi munere Aristotelicae vero Poëticae commentarii ad extremum, Platonis Poëticam in 4° Volum. eiusdem Rhetoricam [ vedi sopra le nn. 38 e 43]; denique in Morali et Naturali Philosophia illius decreta varia [vedi sopra la n. 51], et in Opusculis seu Miscellaneis conferre multa quae Platoni illustrando plurium valent. It ut fortasse non inutiliter ea consulantur» (cfr. BB, pp. 134-35).

60 «Nos quoque librum de Censuris Ecclesiasticis confecimus aliquando, quem tamen vix fortasse ac ne vix quidem per aetatem liceat nobis emendare et omnibus numeris absolvere. Manuscriptum saltem relinquimus» (cfr. BB, p. 216).

61 La data tra parentesi si riferisce alle bozze della Benianae Lucubrationes; per cui vedi sopra e cfr. la n. 8. Nelle Lucubrationes il Beni si esprime così: «Beniana Bibliotheca, in qua ex ordine disponuntur Libri, quibus Hebraicae linguae, Graecae, Latinae, Italicae, cognitio commode paretur prius, tum Historia, Poësis, Eloquentia, Moralis ac Naturalis Platonis et Aristoteli Philosophia, una cum Mathematicis disciplinis rite percipiatur , ac denique Divina Philosophia universa peragretur ac perdiscatur. Ita quidem, quoniam unico item Volumine Miscellanea isthaec conclusimus omnia, ex Latinis, quas commemoravi, scriptionibus, duodecim integra aut tredecim extabunt Volumina» (cfr. BB, p. 242). Da notare che l'espressione aut tredecim è un'aggiunta, di mano dell'autore, alle bozze (vedi anche, sopra, la n. 46).
La BB, preparata come si è.detto nel 1623 e riveduta nel 1624, fu mandata dal Beni, in questo stesso anno, alla Matiniana. Questo ultimo volume della Miscellanea doveva quindi essere pubblicato a Padova.

62 «Iam vero in septimam seu postremam classem monumenta Italiae conscripta atque illa quidem iustis octo voluminibus disposita evocatur» (cfr. BB, p. 243). Per gli otto volumi delle opere in italiano abbiamo deciso, di preferenza, di ricominciare la numerazione. Allo stesso tempo aggiungiamo in parentesi anche la continuazione della numerazione totale..

63 Diamo il titolo come appare scritto dal Beni su un foglietto incollato sopra la penultima pagina delle bozze delle Lucubrationes, su cui l'autore indica, in breve, anche i titoli degli altri volumi. Inoltre, indichiamo il Commento come inedito perché la prima ediz. padovana, edita dal Bolzetta nel 1616 e comprendente i soli primi dieci libri della Gerusalemme, non fu riconosciuta dall'autore, come il Beni stesso dichiara nella dedicatoria dell'opera completa, a Urbano VIII. Egli si esprime in questo modo: «... Oltre l'aver io commentato etiandio i dieci ultimi canti, con applicare e far più chiari i primi dieci già commentati, vi ho aggiunto copiosissima Tavola la quale era molto desiderata: che però in questa seconda edizione il mio Commento riesce per ogni parte intero, laddove il primo, che a me fu involato ed a mio nome frettolosamente stampato e dedicato, non vien riconosciuto da me per parto maturo» (cfr. P. Serassi, La vita di T. Tasso, 3a ed., a c. di Cesare Guasti, II, Firenze 1858, pp. 394-95). Il Commento doveva uscire a Padova in più parti. La pima parte, di 727 pp. comprendente — secondo quello che ci dice il Serassi — i soli primi cinque canti, con la dedicatoria a Urbano VIII, uscì presso Gasparo Crivellaro, in 4°, nel 1625. Purtroppo per la morte dell'autore, di questa prima parte se ne stampò solo qualche esemplare. Il Serassi fu fortunato di possedere quello che, come egli stesso dice, fu "forse l'unico esemplare" in esistenza di questa edizione parziale (cfr. P. Serassi, cit., p. 349). Purtroppo la segnalazione del Serassi sembra sia sfuggita a tutti gli studiosi della bibliografia del Beni.

64 Anche qui trascriviamo il titolo, in breve, come appare nelle Benianae Lucubrationes (cfr. BB, p. 243). Come è noto, la prima edizione della Comparatione risale al 1607. Quella del 1612 è la seconda edizione, aumentata di tre discorsi riepetto alla prima, ed ha in seguente titolo: Comparatione di Torquato Tasso con Homero e Virgilio: insieme con la difesa dell'Ariosto paragonato ad Homero. Opera sommamente necessaria a chi brama poetar regolarmente con lode ..., Padova, in casa & a spese dell'autore, per B. Martini, 1612. Per la pubblicazione della Comparatione con l'aggiunta della Vita del Tasso, il Beni sembra darci la data del 1616 (cfr BB, p. 260) che trascriviamo sopra, ma con un punto interrogativo, poiché dalle nostre ricerche non siamo riusciti a trovare quest'opera in nessuna biblioteca, né a trovarne fatta menzione dai suoi diversi bibliografi. Il Beni si esprime in questo modo: «Noi habbiamo preso cura di esporre questo Poeta [ il Tasso] e di rispondere alle oppositioni che li vengon fatte, mostrando l'eccellenza di questo Poeta tanto nell'inventione e dispositione, quanto nella frase ed elocutione, sì  come potrà veder ciascuno nella nostra Comparatione del Tasso con Homero e Virgilio e nel Commento sopra la Liberata. La Comparatione è stampata in Padova, in 4°, 1616».

65 Questo terzo volume delle opere in italiano comprende «Il Paragone della lingua italiana diviso in quattro parti con l'aggiunta del Cavalcanti, over difesa di detto Paragone» (cfr. BB, p. 243).

66 Questa edizione è in tre parti. La seconda parte è la ristampa della Orazione di Lionardo Salviati, nel quale si dimostra la Fiorentina favella, & i Fiorentini autori essere a tutte l'altre lingue, così antiche come moderne, e à tutti gli altri scrittori di qual si voglia lingua di gran lunga superiori, che il Salviati aveva pubblicato in Firenze nel 1564. La ragione per cui il Beni ristampa l'Orazione, vecchia ormai di mezzo secolo, è soprattutto per comodità del lettore, dato che il Cavalcanti è, tra l'altro, un attacco frontale contro l'opera del Salviati. La terza parte dell'edizione contiene le Rime varie del Beni, pubblicate anche separatamente. Noi le elenchiamo, di preferenza, altrove poiché non hanno molto a che fare con questo volume, se non per il fatto che, nella finzione, furono "raccolte e date in luce dal Cavalcanti"!

67 Nell'elenco scritto a penna su quel foglietto cui si è accennato sopra alla n. 63, il Beni dice: «Un volume di lettere, nelle quali si spiegano materie curiose e belle». Il titolo, come lo diamo sopra, è tratto da p. 289 della BB. Il Beni elenca il genere epistolare sotto la categoria della "Filosofia morale", esprimendosi in questo modo: «E quà ridurremo molti volumi di Lettere, perché se ben servono alla Lingua et all'Eloquenza, tuttavia per abbracciar' ordinariamente materie civili o domestiche e familiari et in somma pertinenti a gl'Officii e bisogni della vita, con molta convenienza si riducono a i Morali» (cfr. BB, p. 288).

68 Diamo il titolo come appare dal ms. che si conserva presso la Biblioteca dell'Università di Padova. Nell'elenco a penna l'autore dà un titolo più conforme al contenuto di questa sua opera, cioè Trattato della libertà della Republica Venetiana e Risposta all'Invettiva dello Squitineo (cfr. BB, p. 243).

69 Opera costituita da dodici "discorsi" di cui il Beni dà un lunghissimo sommario in BB, pp. 107-110.

70 Come si è detto a n. 49, al sunto dei Discorsi Politici il Beni aggiunge quanto segue: «A questi Discorsi s' aggiunge un libro d'Argomenti politici, accomodati per formar Concioni o renghe per uso pur della Veneta Nobiltà et Aristocratia», cui segue un accenno al trattao Della Veneta LibertàI, con l'espresso desiderio che tutti questi lavori possano un giorno uscire "in luce" (BB, p. 110, e sopra n. 49).

71 Nell'elenco si dice: "Opuscoli, cioè...", e segue la lista numerata dal 1° al 4°, come sopra. Per l'ultimo numero, si veda la n. 74.

72 Parlando della Platosofia del Gesualdo come opera che «appartien propriamente alla memoria artificiale», il Beni aggiunge: «Noi di quest'Arte della memoria locale ragioniamo in un Trattato che pur troverai tra le nostre opere volgari o italiane» (cfr. BB, p. 279).

73 Nella BB (p. 274) si dice: «E quà mi giova di ridurre la mia Attione Constantiniana, poiché se ben contiene alcune latine Concioni, nondimeno è pena di madrigali et altri versi italiani. E però tra gli opuscoli si trova».

74 Nella lista del vol VII, l'Apologia allo "Scenofilico" e quella al Summo vengono elencate unitamente, al 4° posto, con L'Apologia al Summo et allo Scarano, con la giunta dei Trattati donde son nate l'Apologie. Noi le elenchiamo separatamente per le ragioni che saranno evidenti in questa nota e nella seguente. L'edizione padovana della Disputatio in qua ostenditur ... (cfr. sopra, vol. III delle opere in latino e n. 40) rifocillò una vecchia polemica cui parteciparono Faustino Summo e Luigi Scarano, quest'ultimo con il suo Scenophilax dialogus in quo tragoedis at comaedis antiquus carminum usus restituitur, recentiorum quorundam iniuria interceptus... (Venetiis 1601). Il titolo dell'Apologia allo Scenofilico del Beni deriva dal titolo di questo trattato dello Scarano. Lo Jacobilli (Catalogus Scriptorum Provinciae Umbriae, p. 217), seguito dal Mazzacurati, elenca quest'opera come "edita". senza però dare né il luogo, né la data di pubblicazione. Il Mazzuchelli (Scrittori d'Italia, II, 2, p. 848) ritiene che questa apologia non fosse mai stata stampata. Ed infatti né nell'elenco di cui sopra, né altrove nella BB si trova un minimo cenno da parte del Beni che indichi un'edizione di quest'opera.

75 Fauso Summo entra nella disputa in difesa del metro e particolarmente contro il Beni nel 1601 con un trattatello di una ventina di pagine dal titolo Risposta in difesa del metro nelle poesie, et nei poemi, et in particolare nelle tragedie e commedie ... contra il parere del m. r. sig. Paulo Beni (Padova 1601). Questa edizione padovana venne ristampata poi, nello stesso anno, nell'ediz. vicentina dei suoi Due Discorsi ... che appartengono al dibattito sul Pastor fido, e di cui il Beni possiede una copia nella sua biblioteca (cfr. BB, p. 273). In mancanza di indicazioni più precise da parte del Beni, è difficile dire se nella Apologia al Summo egli, oltre ad affrontare la questione dei versi nelle commedie e nelle tragedie, tratti anche specificamente del problema intorno al Pastor fido. Nel suo elenco a penna che corregge le bozze, cui si è accennato sopra, egli purtroppo tralascia di includere le sue opere concernenti la disputa con il Malacreta sull'opera del Guarini che dovrebbero figurare in questo luogo. Noi abbiamo cercato di rimediare aggiungendole alla fine dei volumi delle opere in italiano. Per cui rimandiamo il lettore all'Addenda e alla nota relativa. Il Summo era entrato nella disputa sul Pastor fido già dal 1600 con l'ultimo dei suoi dodici Discorsi politici, che il Beni puntualmente conosce e di cui ha una copia nella sua biblioteca.

76 Nella BB (p. 243), si dice: «L'ultimo Tomo contiene dieci Opuscoli, i quali son questi ...». Segue l'elenco numerato.

77 Cfr. BB, p. 243. Altrove nella BB (a p 286) il Beni dà il seguente titolo ampliato: Discorsi sopra l'impresa di Ferrara et altre occorrenze per tutto l'Anno Santo, 1600; per cui sembrerebbe che egli avesse fatto ristampare i Discorsi con delle aggiunte per l'occasione dell'anno santo. Tuttavia non è chiaro se la cifra "1600" qualifichi l'anno, oppure si riferisca alla data di pubblicazione. pertanto, dato che titolo non appare nell'elenco, si è preferito trascriverlo solo in nota. Per quanto riguarda poi l'edizione del '98, dobbiamo notare che, nonostante le nostre varie richerche, non abbiamo riscontrato alcuna menzione nei bibliografi del Beni. .

78 Cfr. BB, p. 238. Si tratta di due discorsi in un volumetto di 78 pp., il primo stampato da G. Facciotto e il secondo da N. Muzi.

79 Questo ms., insieme ai Discorsi Politici, alla Veneta Libertà ed alla Beniana Bibliotheca, si trovava, secondo e ai tempi del Tomasini, nella Biblioteca dei Frati Regolari detti Teatini di Padova. Lo Jacobilli dice che i Discorsi Politici e Della Veneta Libertà furono lasciati dal Beni all'Ambrosiana, dove si trovavano — sempre secondo lo Jacobilli — manoscritti. Il Mazzuchelli afferma che il Della Libertà Veneta (sic) era, ai suoi tempi, "maoscritto nella Libreria Regia di Parigi nel Cod. segnato del num. 9963". È chiaro che il Mazzuchelli qui si riferisce alla seconda copia autografa che è oggi posseduta dalla Biblioteca Nazionale di Parigi.

80 Diamo i titoli di alcune opere che mancano nell'elenco a penna di cui sopra, ma che si trovano menzionate altrove nella BB.

81 Cfr. BB, p. 273.

82 Vedi., sopra, la n. 66.

83 Del Beni è solamente la lettera-proemio a questo volume dell' "Eccellenza del Ricame". Nella BB si dice «Il Beni in lode de' Ricami: dove questi per rappresentar la pittura e la scultura insieme, vengono anteposti all'una e l'altra» (cfr. p. 274 ed anche 294).

84 In questo volume di autori vari, messo insieme in occasione del dottorato conferito dallo Studio a Giuseppe Spinelli, a detta del Beni, «vi sono molti versi de' nostri volgari e latini» (cfr. BB, p. 263).

85 Il che abbiamo intenzione di fare in una prossima ricerca dedicata esclusivamente a questo problema.

86 Il testamento originale si conserva nell'Archivio di Stato di Gubbio, Fondo Armanni, II-D-27. Fu steso dal Beni "nell'anno sessantesimo nono" della sua età, "a dì p° 8bre 1621 in Padova". Particolare anche questo importante per confermare che il Beni nacque nel 1552. Si veda anche P. Beni, L'Anticrusca, Parte II, III, e IV. testo inedito a c. di G. Casagrande, Firenze 1982, pp. xi-xii.

87 Nonostante il fatto, come si è accennato sopra, che il Beni affermi che gli era stata "imbolata" e che la considerava come "parto immaturo" (vedi spra,. n. 63).

88 Vedi sopra nelle opere in latino i voll. IX, X, XI e la nota relativa.

89 Cfr. Testamento, cit., pp. 2-3.

90 Cfr. Paolo Beni, L'Anticrusca, Parte II, II, IV. Testo inedito a c. di G. Casagrande, Firenze 1982, pp. LIX-LXI.

91 Si tratta del cod. 412. Di recente questo ms. è stato oggetto di studio da parte di E. Landoni la quale ne ha dato, prima, una breve descrizione, e poi una specie di sommario (cfr. rispettivamente, "A proposito della vita e delle opere di Paolo Beni", in «Istituto Lombardo: Rend. Lett.», 113, 1979, pp. 27-34; e "Sul manoscritto Della veneta libertà di Paolo Beni", in «Libri e documenti. Archivio storico e civico e biblioteca trivulziana», 3, 1981. Un punto particolare del ms. è servito a Paul B. Diffley come conferma della propria tesi, intesa giustamente a rivendicare la nascita eugubina del Beni (cfr. P. B. Diffley, "A note on Paolo Beni's Birthplace", in «Studi secenteschi», XXIV (1983), pp. 51-55 e, in particolare, n. 16.

92 G. M. Mazzuchelli, Gli scrittori d'Italia, II, 2, Brescia 1760, p. 848.

93 Come si può dedurre dal timbro d'entrata.

94 Ph. Tomasini, Bibliothecae Patavinae manuscriptae, Patavii 1650, pp. 81-82.

95 Come si è indicato sopra, la stesura del testamento originale risale all'anno 1621.

96 Cfr., sopra, n. 49.

97 Cfr., sopra, n. 79

98 Sembra che il Tomasini abbia maneggiato direttamente questi manoscritti conservati allora nella Biblioteca dei Teatini poiché li descrive "cartacei e in folio". E tali sono i due mss. a noi noti.

99 Pertanto tutti coloro, antichi e moderni, che hanno dato la descrizione di questo codice hanno errato di un secolo nell'assegnarlo all'inizio del sec. XVIII.

© 2005 by Gino Casagrande