Firenze - Palazzo della Signoria


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Angelo Poliziano, il primo autore del Rinascimento, nacque nel 1454 in una piccola città della Toscana, cioè a Montepulciano. Il suo vero nome era Angelo Ambrogini, detto poi Poliziano. Ancora giovane, il Poliziano si trasferì a Firenze dove poté assistere alle pubbliche discussioni filosofiche condotte da Marsilio Ficino, ed anche alle lezioni di Argilopulos e Calcondilas, due maestri greci, che spiegavano la filosofia di Aristotele. Dopo la conquista di Costantinopoli, nel 1453, molti maestri greci vennero in Italia.

Verso il 1470 il Poliziano si accinse a tradurre dal greco in latino l'Iliade di Omero, cominciando dal secondo libro. L'opera rimase incompiuta fino al libro quinto. Poliziano ricevette il soprannome di "Giovane Omero". Lorenzo de' Medici cominciò a proteggere il Poliziano e nel 1470 lo chiamò alla sua casa per educare i figli Piero e Giovanni (il quale ultimo diventerà Papa Leone X). Vi rimase circa dieci anni.

Questo decennio che vide il salire di Poliziano vide anche affinarsi la sua virtù creatrice. Fu in questi anni infatti che egli scrisse le Stanze per la Giostra (1475-1478), e La favola d'Orfeo (composta a Mantova nel 1480).Questo suo decennio fu anche ricco di numerose poesie latine e greche, ispirate ad Orazio e Ovidio. Per di più egli scrisse anche numerose poesie in italiano: canzoni, ballate, rispetti d'amore e madrigali.

Verso la fine di questo decennio, dissensi cominciarono a sorgere tra il Poliziano e la mamma dei figli di Lorenzo. Questi dissensi si acuirono e alla fine del 1479 egli lasciò Firenze e andò a Mantova, dove nel 1480 fu accolto alla corte dei Gonzaga. Fu qui che egli compose La Favola d'Orfeo, che fu scritta in solo due giorni («nel tempo di due giorni intra continui tumulti»).

Egli trattò per la prima volta in una composizione teatrale non più una cosa sacra, ma profana. Questo segna la morte della rappresentazione sacra. Questa favola è ispirata ai classici: Euridice muore, punta da un serpente; rinasce e rimuore. Orfeo la perde di nuovo. È un tema comune della classicità. Nella forma questa Favola ricorda la sacra rappresentazione: è scritta in ottava, il che è tipico del 600, solo i personaggi sono cambiati.

Ma da Mantova, il Poliziano vedeva sempre Firenze. Così Lorenzo, nell'estate del 1480, lo richiamò a Firenze; ed il suo ritorno segna anche la fine del Poliziano come poeta ed inizia la sua attività come erudito. Letterari furono i corsi che egli tenne al principio del suo insegnamento, e filosofici alla fine.

Egli premetteva ai testi classici un proemio interessante per la storia dell'umanesimo italiano. Scrisse su Stazio, Quintiliano ed altri. Ambra (1485) è la prolusione al suo corso su Omero. Questa è la terza di quattro prolusioni che egli pubblicò, tra cui Manto (1482, che è la prolusione alle Bucoliche di Virgilio), Rusticus (alle Georgiche) e Nutricia. Tutte queste portano il nome di Silvae.

Nel 1488 il ritorno a Firenze di Pico della Mirandola fece sì di indirizzare il Poliziano alla filosofia; da qui i suoi commenti filosofici. Nel 1488 egli fece una prolusione all'Estetica di Aristotele, interessante per la classificazione di tutte le attività dell'uomo, anche se schematica ed enumerativa: essa si intitola Panepistemon.

Negli ultimi tre anni della sua vita fino al 1494, quando morì, egli si occupò dell'Organon di Aristotele, e nello stesso tempo andava raccogliendo tutte quelle informazioni e note che egli aveva fatto e scritto e le pubblicò in latino con il titolo di Miscellanea.

Questa Miscellana creò una polemica letteraria, animatamente discussa, negli ultimi anni della sua vita. La polemica fu "su come si deve scrivere in latino". A questo proposito vi furono due correnti di pensiero. La prima corrente sostiene che lo stile di colui che scrive in latino deve modellarsi su Cicerone. Fautore ne fu l'umanista Paolo Cortese con il suo De hominibus doctis, che è del 1489 (ma non vide la luce se non postumo a Firenze nel 1734) ed è contro il Poliziano. L'altra corrente sostiene l'indipendenza dal ciceronismo, poiché afferma che "lo stile è l'espressione della mente dello scrittore". La polemica raggiunse momenti aspri fra il Poliziano e il Cortese. Come pure aspra fu la sua polemica con Bartolomeo della Scala, il quale in una sua operetta in latino aveva cambiato il genere di culex dal maschile al femminile.

Con il 1494 si chiude la vita del Poliziano.

 

 


Urbino - Palazzo Duacale

Baldassarre Castiglione. Qui si passa ai Montefeltro di Urbino. Il Castiglione nacque nel 1478 vicino a Mantova di famiglia aristocratica, pertanto fu tratto ad entrare nella vita di corte per tutta la sua vita, e la visse con passione ed amore come traspare dal Cortegiano. Educato alla corte degli Sforza, ebbe per maestro Calcondilas, e poi fu educato a Mantova dove si preparò per la corte di Urbino, dove arrivò nel 1504 e vi rimase fino al 1513.

Nel '13 Francesco Maria della Rovere lo mandò ambasciatore alla corte di Papa Leone X che era stato educato, giovanetto, dal Poliziano. Vi rimase fino al 1519. Tornò poi a Roma, ma nel 1525 fu inviato in Spagna, presso Carlo V.

Mentre egli era in Spagna, avvenne nel 1527 quell'evento tragico del sacco di Roma che lo dovette condurre alla morte. Castiglione ebbe parte in questo evento, poiché nelle sue lettere al Papa affermava che le intenzioni di Carlo V erano pacifiche. Perciò alcuni storici attribuirono al Castiglione la responsabilità del Sacco di Roma.

Castiglione è autore di poesie amorose di intonazione petrarchista, ma il suo monumento è Il Cortegiano. L'opera fu composta tra il 1508 e il 1516, ma fu pubblicata solo nel 1528, a Venezia, a cura di Pietro Bembo. Il Castiglione morì a Toledo nel 1529.