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Ciò che si vede in Petrarca e Boccaccio, si può vedere anche nell'opera di alcuni artisti. Nelle opere di questi artisti si nota un tentativo, uno sforzo ben preciso diretto verso la rappresentazione dello spazio. Sono artisti la cui vita spazia dall'ultimo trentennio del Ducento alla prima metà del Trecento, dall'anno della nascita di Dante all'anno "quando nella egregia città di Firenze...pervenne la mortifera pestilenza" di cui ci parla il Boccaccio nell'Introdizione al Decameron.

Gli artisti di cui qui si parla sono Duccio di Buoninsegna (c1278-c1319), Giotto di Bondone (1266-1337), Simone Martini (1283-1344), Pietro Lorenzetti (c1305-c1348) e Ambrogio Lorenzetti (c1320-c1348), fratelli, questi due ultimi, che si crede morirono durante la peste cui qui sopra si è accennato. Essi tutti ricoprono un ottantennio circa, un periodo in cui l'artista si allontana dalla rappresentazione classica che dipinge la persona umana appiattita contro lo sfondo del quadro.

Duccio. Nel suo quadro chiamato La Maestà (figura 1 e 1a) che fu terminato nel 1311 e che si trova nella Cattedrale di Siena, si vede per la prima volta un'accurato sforzo per creare una distinzione tra ciò che è all'interno da ciò che è all'esterno.

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Figura 1

La Maestà -recto
Figura 1a

La Maestà -verso

Nelle scene che hanno luogo all'aperto si nota che il pittore tende a spingere indietro lo sfondo d'oro, inserendo delle rocce a scaffale per creare un senso di profondità e di spazio, quasi che le figure possano muoversi meglio. (Si osservi la figura 2a, Le Tre Marie)

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Figura 2

Le tre Marie
Figura 2a

Le Tre Marie, particolare

I suoi interni (Cristo di fronte a Caifa, figura 3) vengono a essere o portici o case d'una sola stanza in cui le aperture danno l'idea di entrate in altre stanze. Qui tutte le linee tendono ad andare verso un punto, il punto di evasione.

Figura 3

Cristo davanti a Caifa
Figura 3a

Cristo davanti a Caifa, particolare
Nel trattamento delle figure (Diniego di Pietro, figura 4) si nota che esse non sono completamente rappresentate in gruppi compatti, ma si nota una figura che volge le spalle allo spettatore, e questo modo di rappresentare significa che c'è spazio e che la persona si può girare. Questa è senza dubbio una invenzione importantissima. È pur vero, tuttavia, che l'individuo ha poca importanza; eppure abbiamo gruppi di individui che sono rappresentati con le teste a terrazze, e di nuovo abbiamo l'inserimento di rocce ed alberi con l'indietreggiamento dell'oro, e tutto ciò dà l'idea dello spazio.

Figura 4

Diniego di S. Pietro
Figura 4a

Diniego di S. Pietro, particolare



Giotto, della scuola fiorentina, sviluppa l'idea dello spazio. Egli introduce la novità del profilo—in relazione alla rappresentazione in ¾. Cioè, con questa novità, Giotto viene a dare più volume alla figura, e quindi questo crea un'impressione di maggior spazio. Bisogna anche notare che il cielo è blue e la disposizione caratteristica degli edifici tende a dare una prospettiva angolare che dà, appunto, l'idea dello spazio. Questo di Giotto è senz'altro uno sforzo di rappresentare lo spazio umano. (figure 5, 6 e 7)


Fig. 5. Omaggio dell'uomo semplice
davati al tempio di Minerva

Fig. 6. La cacciata dei diavoli
da Arezzo


Fig. 7. Fuga in Egitto



Simone Martini. Nel suo Beato Agostino Novello (figura 8) si nota che, anche se la figura centrale è ancora appiattita, la profondità dello spazio è molto notabile nelle scene laterali dove, fra le figure e lo sfondo d'oro, si apre una via cittadina. Questo significa che la figura è collocata ed agisce in un ambiente umano.
Nel suo Guidoriccio da Fogliano (figura 9) si nota come per la prima volta che la figura centrale è un uomo nelle sue attività terrene. Egli è sul cavallo e si muove, mentre lo spazio è qui aumentato dai lontani castelli. E qui si vede l'uomo al centro del mondo, ossia del vasto paesaggio che giace ai suoi piedi. Non si tratta di una località specifica, ma questo non ha importanza qui. Ciò che qui importa è che l'azione rappresentata tende a formare un messaggio, pertanto basta rappresentare una località generica.

Figura 8

Beato Agostino Novello
Figura 9

Guidoriccio da Fogliano



Ambrogio Lorenzetti. I suoi affreschi nel Palazzo Comunale di Siena , dipinti tra il 1337 e il 1339, ci danno per la prima volta la rappresentazione d'una località specifica e precisa. E questo è importantissimo, perché Ambrogio è il primo che sente questa necessità, cioè quella di rappresentare una località precisa, che qui è Siena. E nell'affrescare gli Effetti del buon governo nella campagna (figura 10), egli ci dà una localizzata parte della campagna senese, popolata di uomini che lavorano e di gente che va e viene. E negli Effetti del buon governo nella città (figura 11) si può vedere lo svolgimento di diverse attività. È l'uomo che lavora nel suo mondo e che si muove nel suo spazio.

Figura 10

Effetti del Buon Governo
nella campagna
Figura 11

Effetti del buon governo
nella città



Pietro Lorenzetti. Nella sua Nascita della Vergine (Siena, Opera del Duomo - figura 12), eseguita intorno al 1342, tutto diventa spazio. Lo sfondo d'oro è eliminato e le stanze si aprono nella cornice. Qui si ha veramnete un'organizzazione spaziale e tutte le linee portano al punto più profondo del quadro. Anche nella Flagellazione davanti a Pilato (Assisi, chiesa inferiore) gli attori si muovono in un grande spazio. Qui siamo perciò in un mondo nuovo: vi è una stanza dove si svolge l'azione umana. Questo quadro è il primo esempio di quello che sarà la pittura del Rinascimento.

Figura 12

Nascita della Vergine
Figura 13

Flagellazione davanti a Pilato;