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Ora, in questo rapporto tra microcosmo e macrocosmo, tra l'uomo e la natura; in questo stretto e armonioso legame, è da vedere se il movimento è dall'esterno all'interno o viceversa. Ovvero, la domanda che dobbiamo farci è questa: è l'uomo che imita la natura, oppure è l'uomo che impone la sua volontà sulla natura?
Leon Battista Alberti Leon Battista Alberti, nel dare delle istruzioni al suo pittore, afferma che il compito del pittore è quello di rappresentare gli oggetti in tal maniera che essi siano simili agli oggetti della natura:



Lo ufficio del pittore è disegnare e colorire qualunque gli si proponghino corpi in una superficie con linee e colori di maniera, che mediante un certo intervallo, e una certa positura del razo centrico, tutte le cose che si vedranno dipinte appariscano di rilievo, o somigliantissime alle proposteci cose.
(Della Pittura, II)



Questa asserzione dell'Alberti sembrerebbe indicare una imitazione della natura. Pertanto il movimento sarebbe dall'esterno all'interno. Sembra così, ma così non è. Perché il fine del processo artistico è quello di rappresentare la bellezza nella sua esattezza perfetta; e come tale la bellezza perfetta non si può trovare in un singolo corpo della natura, ma solo in più corpi. Quindi l'artista deve operare nella natura facendo un processo di selezione e scelta, fatto con criteri che sono nella mente dell'artista e che lo guidano in questa sua comparazione e scelta:



Che pensi tu? Et che lo statuario potesse fare tante eccellenti e maravigliose opere, a caso, più tosto che mediante una ferma regola, e guida certa, cavata e trattata dalla ragione? Io mi risolvo a questo: che di qual si voglia arte, o disciplina, si cavino dalla Natura certi principi, e perfezioni e regole; le quali se noi, ponendovi cura e diligenza, vorremo esaminare e servircene, ci verrà indubbiamente fatto benissimo tutto quello a che noi ci metteremo.
(Della Statua)



Questi principi sono principi che si trovano nella mente dell'artista e che di lì modificano il mondo esteriore, perché l'esatta bellezza si ottiene solamente attraverso un processo di selezione dalla natura. Perciò l'artista deve fare come l'artista di Crotone che, nel fare la statua della Dea, prese tutte le belle fanciulle della città, traendo da questi diversi corpi naturali gli elementi migliori per poi metterli insieme:



Finalmente mediante tutte quelle cose che insino a qui si son dette, si vede assai manifesto che si possono pigliare le misure, e i determinamenti da un modello o dal vivo comodissimamente, per fare un lavoro o un'opera, che sia mediante la ragione e la arte perfetta. Io desidero che questo modo di lavorare sia familiare ai miei pittori e scultori, i quali se mi crederanno se ne rallegreranno. E perché la cosa sia mediante gli esempi più manifesta, e che le fatiche mie abbiano maggiormente a giovare, ho preso questa fatica, di descrivere cioè le misure principali che sono nell'uomo. E non le particolari di questo o di quello altro uomo; ma per quanto mi è stato possibile, voglio porre quella esatta bellezza, concessa in dono dalla natura, e quasi con certe determinate porzioni donata a molti corpi, e voglio metterla ancora in scritto; imitando colui che avendo a fare presso a Crotoniati la statua della Dea, andò scegliendo da diverse Vergini, e più di tutte l'altre belle, le più eccellenti e più rare, e più onorate parti di bellezza che egli in quelle giovani vedesse, e le messe poi nella sua statua. In questo medesimo modo ho io scelti molti corpi, tenuti da coloro che più sanno bellissimi, e da tutti ho cavate le loro misure e proporzioni; delle quali, avendo poi fatto comparazione e lasciati da parte gli eccessi de li estremi, se alcuni ve ne fussino che superassino o fussino superati da gli altri, ho preso da diversi corpi e modelli quelle mediocrità che mi sono parse le più lodate.
(Della Statua)



Ecco l'azione della mente che non accetta ciò che la natura dà, e fa la selezione nella natura stessa per creare l'esatta bellezza. Movimento dall'interno all'estero, dall'uomo alla natura. Perciò la bellezza viene a essere qualcosa che è creata dalla mente umana, e quindi essa viene ad essere armonia di elementi diversi che esistono nella natura, ma sparpagliati in corpi diversi.
La bellezza è armonia e consonanza di parti; e questa è la definizione che l'Alberti stesso ci dà:




Noi invero per amore di brevità così definiremo: che la bellezza sia invero un'armonia di tutte le parti accomodate secondo regola certa in quelle cose in cui esse si trovano, di maniera che non si possa aggiungere o diminuire, o mutar cosa alcuna, che non vi stesse peggio. Ed è questa certo cosa grande e divina, nel dar perfezione alla quale si consumano tutte le forze delle arti e dell'ingegno, e di rado è concesso ad alcuno, né ad essa Natura ancora, produr cosa alcuna che sia finita del tutto, e per ogni conto perfetta.... Se questo si crederà così, sarà per certo l'ornamento una certa luce adiutrice della bellezza, e quasi un suo adempimento
(De Re Aedificatoria,VI ii)

 

E Marsilio Ficino (1433-1499), nel suo trattato De Amore dà questa definizione della bellezza:



La bellezza è una certa grazia, o armonia, la quale massimamente e il più delle volte nasce dalla corrispondenzia di più cose. La quale corrispondenzia è di tre ragioni. Il perché la grazia che è negli animi è per la corrispondenzia di più virtù. Quella che è nei corpi, nasce per la concordia di più colori e linee. E ancora grazia grandissima nei suoni, per la consonanzia di più voci. Adunque di tre ragioni è la bellezza: cioè è degli animi, dei corpi, e delle voci. Quella dell'animo con la mente sola si conosce; quella dei corpi, con gli occhi; quella delle voci, non con altro che con gli orecchi si comprende.Considerato adunque che la mente, el vedere e l'udire sono quelle cose con le quali noi possiamo fruire essa bellezza, e l'amore di fruire la bellezza desiderio sia, l'amore sempre della mente, occhi e orecchi è contento. Or che gli fa bisogno d'odorare, di gustare o di toccare, con ciò sia che questi sensi non altro che odori, sapori, caldo e freddo, molle e duro o simil cose comprendino? Nessuna di queste cose adunque, da poi ch'elle sono semplice forme, è la bellezza umana; maxime considerato che la pulcritudine del corpo umano richiegga concordia di varii membri, e l'amore riguardi la fruizione della bellezza come suo fine. Questa solo alla mende e al vedere e allo udire s'appartiene. Lo amore adunque in queste tre cose si termina.
(Sopra lo Amore, I iv)