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Tornando al poema del Poliziano, e vedendo Iulio come attore nel mondo della natura, se si osserva la scena della caccia, la si può vedere come una vasta scacchiera dove le pedine si muovono in un senso preciso perché i giocatori si muovono alternativamente, uno seguito dall'altro. E tutta la scena della caccia si svolge secondo un disegno geometrico che acquista i colori e gli aspetti della natura e della realtà, organizzata dalla mente umana con regole precise, come si è osservato nei quadri di Piero della Francesca e di Paolo Uccello.
Da principio si ha la visone di una mattinata naturale e bella, infatti una descrizione di primavera:


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Zefiro già di bei fioretti adorno,
avea de' monti tolta ogni pruina;
avea fatto al suo nido già ritorno
la stanca rondinella peregrina;
risonava la selva intorno intorno
soavemente all'ôra mattutina,
e la ingegnosa pecchia al primo albore
giva predando ora un or altro fiore.


Come altrove, anche qui si hanno quattro immagini, ciascuna a sé stante, ciascuna a sé sufficiente, ma che nell'insieme formano un tutto.


Ed è in questa atmosfera che si muove la caccia con l'audace ed ardito Iulio. E guardando a questa scena di caccia, sembra proprio assistere ad una partita a scacchi, al cui movimento dei cacciatori, risponde il movimento delle belve:


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Già circundata avea la lieta schiera
il folto bosco, e già con grave orrore
del suo covil si destava ogni fera;
givan seguendo e bracchi il lungo odore;
ogni varco da lacci e can chiuso era,
di stormir d'abbaiar cresce il rumore,
di fischi e bussi tutto il bosco suona,
del rimbombar de' corni el ciel rintruona.


L'autore fa qui una pausa per poi riprendere la descrizione della caccia sempre secondo quei movimenti. Perciò la caccia si sferra rumorosa, nella pausa lirica, come il tuono; precipitosa come le cataratte del Nilo, spargendo ansia e paura tra le fiere del bosco. Anche qui abbiamo quattro immagini separate, ma unite nel loro insieme, anche se i verbi vedere e sentire non sono espressi, ma indubbiamente nelle comparazioni sono certamente sentiti. Dopo la pausa lirica abbiamo la ripresa ed ora tocca alle belve muoversi. Quindi ad una mossa dei cacciatori corrisponde la mossa degli animali cacciati, e tutto risponde ad uno schema geometrico premeditato, poiché se al principio dell'episodio della caccia si vedono i cacciatori, è indubbio che a questi succedono le bestie cacciate:


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Spargesi tutta la bella campagna:
altri alle reti, altri alla via più stretta;
chi serba in coppia e can, chi gli accompagna;
chi già 'l suo ammette, chi 'l richiama e alletta;
chi sprona el buon destrier per la campagna;
chi l'adirata fera armato aspetta;
chi si sta sovra un ramo a buon riguardo,
chi in man lo spiede e chi s'acconcia el dardo.


Tutta la stanza è data dal poeta al movimento dei cacciatori; e si noti la parola chiave "chi" che dà questo senso di precisa organizzazione nel movimento dei cacciatori i quali, come pedine, si muovono su linee geometriche e ben precise, come in una vasta scacchiera. Altro non è quindi che un disegno geometrico.


E nella stanza seguente, vista dall'angolazione delle bestie, la parola chiave è "già", ed anche questa ci dà un movimento geometrico preciso:


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Già le setole arriccia e arruota e denti
el porco entro 'l burron; già d'una grotta
spunta giù 'l cavriuol; già e vecchi armenti
de' cervi ven pel pian fuggendo in frotta;
timor gl'inganni della volpe ha spenti;
le lepri al primo assalto vanno in rotta;
di sua tana stordita esce ogni belva;
l'astuto lupo vie più si rinselva,


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e rinselvato le sagace nare
del picciol bracco pur teme il meschino;
ma 'l cervio par del veltro paventare,
de' lacci el porco o del fero mastino.
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Anche i movimenti delle bestie sono organizzati da regole precise. Sembra quindi che tanto i cacciatori come le bestie cacciate non possano seguire movimenti liberi, ma che debbano seguire una determinata forma della realtà.
In questo episodio della caccia è chiaro che Iulio è al centro dell'azione:


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Vedesi lieto or qua or là volare
fuor d'ogni schiera il gioven peregrino;
pel folto bosco el fer caval mette ale,
e trista fa qual fera Iulio assale.


L'autore, per farlo vedere come la figura più importante nel mezzo dell'azione, ci descrive il protagonista simile al Centauro che va a caccia per la nevosa selva: le belve si rintanano, la selva tutta trema. Perciò Iulio è proprio un dio in mezzo a questo movimento colossale della caccia e lo domina, assolutamente; in tutta la scena, nella sua invincibilità, la selva trema. La sua è un'azione distruggitrice, ma anche creatrice, perché attraverso la sua azione egli diventa grande, imponendo la sua azione sul mondo esterno e realizzando se stesso. Pertanto la figura del protagonista si erge maestosa in questo mondo, raggiungendo così la sua perfezione.


Si potrebbe anche qui applicare il detto di Pico della Mirandola: «Niente vi e di grande sulla terra al di sopra dell'uomo, niente vi è di grande nell'uomo al di sopra della mente e dell'anima: se tu qui ascendi, sei al di là dei cieli» (Disputationes adversus Astrologiam).


Lasciando il Poliziano e riprendendo il Castiglione, si raggiungerà una posizione che è la stessa e che vuol indicare la stessa cosa.