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Il poema del Poliziano non è compiuto, pertanto non sappiamo quale sarebbe stato il suo sviluppo successivo. Ma forse si potrebbe dire che il poema nel secondo libro avrebbe continuato com'è nel primo: avrebbe continuato, cioè, quel senso di circolarità così magistralmente esposto nel libro iniziale. E ciò ce lo dimostra la stanza 16 del secondo libro, dove Venere manda una schiera di amorini, come se a ricominciare questo circolo:


16
«E voi altri mie' figli, al popol tosco
lieti volgete le trionfante ale,
giten tutti fendendo l'aer fosco;
tosto prendete ognun l'arco e lo strale,
di Marte el dolce ardor sen venga vosco.
Or vedrò, figli, qual di voi più vale:
gite tutti a ferir nel toscan coro
ch'io serbo a qual fie 'l primo un arco d'oro.


Sembra questa un'indicazione che in fondo l'idea del circolo abbia continuato nei due temi della luce e dell'amore anche nel secondo libro.

Questi due temi infatti sembrano dominare tutta la letteratura di quel periodo. Infatti, nel Cinquecento, vi sono tanti e tanti poemi, di autori minori non pubblicati, che mostrano questo binomio amore-luce.

Perfino nell'opera del Savonarola, riformatore della fine del secolo decimoquinto vi sono degli spunti a questo proposito: pur lui non è alieno di sentirsi indifferente a ciò. In una delle sue prediche, ad esempio, vi è una descrizione della bellezza che è molto simile alla definizione che si è vista nella scuola neoplatonica.

È quindi una corrente di pensiero che sembra avviluppare tutti. Anzi questa corrente continua nel secolo decimosesto, pur perdendo gran parte di quella che era la sua essenza; il binomio bellezza-amore nel XVI secolo viene ad essere limitato ed il senso universale che esso aveva acquisito sotto la spinta poderosa di Marsilio Ficino e dei suoi seguaci nel Cinquecento viene ora ad essere scemato e diluito.

Eppure anche nell'opera di Tommaso Campanella vi è l'eco dei temi fondamentali del sole e della luce, come si è sopra accennato.


Lo stesso Leonardo da Vinci è partecipe di questo movimento, perché la sua giovinezza si svolge proprio nel periodo in cui il circolo ficiniano è al suo apex. In molti passi di Leonardo vi sono tracce di ciò. Le pagine in cui egli descrive la luce hanno tracce di questa analogia della luce fisica e la luce spirituale. E vi è un passo sul Sole, che s'intitola Lalda del Sole in cui egli dà al sole un senso di religiosità, anche se le parole sono dettate da spirito scientifico:


Mai non posso fare ch'io non biasimi molti di quelli antichi, li quali dissono che 'l sole non aveva altra grandezza che quella che mostra; fra' quali fu Epicuro, e credo che cavassi tale ragione da un lume posto in questa nostra aria, equidistante al centro: chi lo vede no 'l vede mai diminuito di grandezza in nessuna distanzia. E le ragioni della sua grandezza e virtù le riservo nel quarto libro, ma ben mi meraviglio, che Socrate biasimassi questo tal corpo, e che dicessi quello essere a similitutide di pietra infuocata; e certo chi lo punì di tale errore poco peccò. Ma io vorrei avere vocaboli che mi servissino a biasimare quelli che voglion laudare più lo adorare li omini che tal sole, non vedendo nell'universo corpo di maggior magnitudine e virtù di quello. El suo lume allumina tutti li corpi celesti , che per l'universo si compartono, tutte l'anime discendon da lui, perché il caldo ch'è in nelli animali vivi, vien dall'anime, e nessun caldo né lume è nell'universo, come mosterrò nel quarto libro. E certo costoro, che han voluto adorare omini per Iddei, come Giove, Saturno, Marte e simili, han fatto grandissimo errore, vedendo che, ancora che l'omo fossi grande quanto il nostro mondo, che parrebbe simile a una minima stella, la qual pare un punto nell'universo; e ancora vedendo essi omini mortali e putridi e corruttibili nelle loro sepolture. La Spera e Marullo loda, con molti altri il sole. Il sole non vide mai nessun ombra. Il sole non si move.
(Codice F, 4v.-5r.)


La Sfera è un libro di Goro Dati (Firenze 1478); "Marullo" è Michele Tarconiota, greco, vissuto alla corte napoletana, che scrisse un libro intitolato Hymni et Epigrammata (Firenze, 1497), in cui si trova un canto in onore del sole. Marullo è anche autore di tante poesie sulla luce.


Pertanto si può ben vedere che in Leonardo vi sono ancora i riverberi di quella corrente di pensiero che si è cercato di esporre in tutte queste note.

Ma proprio con Leonardo si ha il punto di distacco, poiché pur sentendosi riverente verso la luce, egli si riferisce alla luce e al sole nel senso fisico. Ed infatti è con Leonardo che si apre un'altra corrente di pensiero. Questo distacco tra le due correnti di pensiero si può ben vedere se si mette a confronto la definizione di bellezza di due autori: Leon Battista Alberti, e appunto Leonardo.
L'Alberti, come si è visto, ci parla dell'esatta bellezza che è dispersa in vari corpi; perciò il compito dell'artista è quello di aggiungere alla bellezza fatta dalla natura prendendo da vari corpi e mettendo insieme; quindi la bellezza è una creazione dello spirito, all'interno della mente dell'artista.


Ma non così in Leonardo. Quando egli parla della pittura, ne parla come scienza della natura: la bellezza è la qualità di tutte le cose della natura nella loro costituzione obiettiva nello spazio:


Nissuna parte è nell'astrologia [leggi: "astronomia"] che non sia ufficio delle linee visuali e della prospettiva, figliola della pittura perché il pittore è quello che per necessità de la sua arte ha partorito essa prospettiva, e non si po fare per sé senza linee, dentro alle quali linee s'inchiudono tutte le varie figure de corpi dalla natura, sanza le quali l'arte del geometra è orba. E se 'l geometra riduce ogni superficie circondata da linee alla figura del quadrato e ogni corpo alla figura del cubo, e l'Aritmetica fa il simile con le sue radici cube e quadrate, queste due scienze non s'estendono se non alla notizia della quantità continua e discontinua; ma della qualità non si travaglian, la quale è bellezza de l'opere de natura e ornamento del mondo.
(Codex Vaticanus Urbinas 1270, 7v.)


Ed è proprio con questo concetto di Leonardo che si apre una nuova idea, un mondo completamente diverso, perché egli invece di sintetizzare la realtà ed innalzarla ad un'idea superiore, si tuffa nella realtà stessa, perché la bellezza è nelle cose reali, nella loro obiettività.


Questo sarà anche il mondo del Machiavelli.