Introduzione

Il termine «Rinascimento» o «Rinascenza» ebbe una vicenda lunga e significativa. La parola rinascimento, derivata da concezioni mistiche, pervenne al Medioevo dal Nuovo Testamento, ed il Medioevo si valse di ciò per bocca dei suoi mistici per indicare il rinnovamento dell'individuo sotto la guida della Chiesa. Poi questa parola si accompagna ad una specificazione: così Giorgio Vasari parla di una "rinascita delle arti", e dopo si parla sempre più frequentemente di una rinascita delle arti, del diritto, delle scienze, ecc.

Primo, forse, fu il Michelet a designare con l'unica parola `rinascimento' un periodo, nel 1855, nella sua Istoire de France. Ma fu certamente Jacopo Burkhard nella sua La Civiltà del Rinascimento in Italia, nel 1859, che attribuì alla parola il significato che ha ancor oggi; cioè quel periodo storico che iniziò nel secolo XIV, si maturò nel secolo XV, ed ebbe il suo più alto splendore nel secolo XVI.

Se è vero che il Rinascimento ha preso il suo nome dalla rinascita dell'antichità ed è pur vero che si riferisce agli studi dell'antica Roma e Grecia, questo fu un fatto secondario nel Rinascimento. Il fatto centrale fu la nascita e la maturazione di un nuovo mondo spirituale. Perciò, parlando di Rinascimento, è doveroso intendere sia la parola come anche il concetto che essa esprime in un doppio senso: cioè (a) il rinascimento dell'antica scienza e (b) la nascita di un nuovo mondo spirituale. Questa distinzione vale anche per l'Umanesimo che preparò il Rinascimento e poi diventò una parte integrante di esso. La parola humanista compare solo nella seconda metà del secolo XV in latino, e in italiano nella terza decade del secolo XVI. È perciò chiaro che nel secolo XIV i fautori di una restaurazione dell'antichità classica chiamano i loro studi «studia humanitatis» cercando di restituire all'antichità la sua genuinità. Perciò l'immagine dell'antichità classica fu da loro veduta in senso diverso.

L'umanesimo, come sforzo di ripristinare l'antico, si incardina nello sforzo diretto al perfezionamento integrale dello spirito umano e delle sue facoltà di pensiero. Sarà Coluccio Salutati a dirci che nelle lettere si celano insegnamenti di virtù e costumi come facoltà di pensiero e di azioni.

Il Rinascimento nacque e si affermò in un ambiente storico politico speciale in Italia. Esauritasi la vita comunale del Medioevo, con la piena realizzazione delle sue facoltà, nacquero dai comuni i governi individuali, cioè il governo del Signore, ovvero la Signoria. E furono questi Signori che specialmente nell'Italia settentrionale e centrale trasformarono, nel secolo XIV, l'assetto politico dello stato italiano. Poi l'assoggettarsi delle Signorie minori causò il sorgere dello stato regionale che si contrappose allo stato cittadino nel secolo XV.

E la Signoria dei Visconti, a Milano, parve perfino tendere alla vastità di un grande stato nazionale, come più tardi lo stesso disegno parve muovere il re di Napoli. Ma i due abilissimi Signori, Gian Galeazzo Visconti e Ladislao d'Angiò, morirono: il primo nel 1402, e il secondo nel 1412. Perciò la situazione in Italia è una di lotta ed apprensione fra le varie Signorie e i vari Ducati.

Abbiamo perciò serie continue di guerre combattute da condottieri di ventura, abilissimi e, molti dei quali, interessati di se stessi. Così Francesco Sforza riuscì a conquistare Milano e formò la dinastia degli Sforza alla metà del secolo XV. Durante questo periodo crebbero anche i maggiori stati della Penisola. Venezia (anche se strettamente parlando non era una Signoria), repubblica aristocratica, si costituì uno stato potente e controllò tutto il territorio dal fiume Adda fino alla Dalmazia. Firenze consolidò lo stato in una nuova forma, una signoria larvata, nel senso che i signori rimasero in potere e divenne una Signoria di fatto sotto Cosimo de' Medici, Signoria che Piero e Lorenzo grandemente rafforzarono nella seconda metà del secolo XV. Il Papato, che nel Trecento aveva attraversato un periodo di lotte intestine con la cattività avignonese (1304-1377) e con il periodo dello "Scisma d'Occidente" che va dal 1378 fino al 1415; periodo in cui spesso si ebbero due o tre (perfino quattro) papi in lotta l'uno contro l'altro. Ma nel secolo XV, con Martino V, Eugenio IV e Niccolò V, lo stato pontificio riacquistò quella perduta coesione e diventò paragonabile alle potenze di Venezia e di Firenze. Il Napoletano fu conquistato da Alfonso d'Aragona ponendo fine all'anarchia del Mezzogiorno.

Questi cinque stati dominarono la situazione politica italiana. Ma intorno ad essi ci sono una quantità di Signorie minori, politicamente parlando, ma importantissime dal punto di vista della civiltà. Tra esse abbiamo gli Estensi a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Montefeltro e i della Rovere ad Urbino.

Il consolidamento di questi cinque grandi stati, nel 1454, rese possibile un equilibrio politico in Italia che diede alla Penisola un lungo periodo di tranquillità e di pace che durò fino all'ultima dècade del Quattrocento stesso. Ma questo periodo fu rotto quando la morte di Lorenzo il Magnifico, nel 1492, rese la bilancia politica italiana in cattive condizioni. Da qui si hanno le invasioni straniere. Prima venne Carlo VIII, nel 1494, per conquistare Napoli. Seguì poi Luigi XII per conquistare e Milano e il regno di Napoli. Poi Francesco I. E quindi l'intervento della Spagna per opporsi alle ambizioni francesi, e le lotte durano fino alla pace di Cateaux-Cambrésis del 1559.

Gli Italiani durante questo lungo periodo di lotte dovettero subire le conseguenze. Perciò si ha la perdita dell'autonomia dei grandi stati italiani e l'affermarsi, direttamente o indirettamente, della supremazia straniera, specie quella della Spagna, in Italia. Poi, se si considerano quei grandi movimenti religiosi, come la Riforma luterana (1519), la secessione dell'Inghilterra dalla Chiesa di Roma (1534) e finalmente la Controriforma, con il Concilio di Trento (1545-1563), veramente l'Italia è in subbuglio.

Perciò è in un periodo di relativo equilibrio e in questo secondo periodo di incertezze che nasce e si matura il Rinascimento italiano.

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Questi appunti si limitano a delineare i due aspetti più importanti della civiltà del primo Rinascimento; di quel periodo, cioè, che grosso modo abbraccia tutto il Quattrocento e che, morto Marsilio Ficino, viene pian piano a chiudersi alla fine del secolo e agli inizi del prossimo, per dar vita alla sua seconda parte nel Cinquecento—secolo che vede la sua pienezza, ma che è anche testimone del suo esaurimento.

In queste pagine, da un lato si cerca di mettere in evidenza la riscoperta della grandezza dell'uomo; l'uomo che ridiventa il centro della creazione universale e il dominatore del mondo in cui vive; un individuo col senso fortissimo della sua dignità e con piena coscienza di esserlo; un uomo dotato di un vero libero arbitrio—quindi tutt'affatto diverso dal libero arbitrio della concezione medievale—e dotato altresì di quella potenza creatrice che tende verso la realizzazione di una perfezione in tutte le sfere dello scibile, che tende cioè, con le parole del Ficino, «a diventare tutte le cose perché [l'uomo] vive la vita di tutte le cose».

Eppure, sempre con le parole del Ficino, «di tutte le cose fattore e conservatore è l'amore». Per cui il secondo aspetto di questi appunti sarà quello di accennare alle coordinate filosofiche che sottendono alla problematica dell'amore e che condizionano gran parte dell'attività letteraria e artistica del periodo di cui stiamo trattando.

Per cogliere la giusta misura di questo nuovo modo di pensare che apre uno spazio umano in relazione allo spazio divino come concepito dagli autori medievali, si sono fatti degli accenni alle tre Corone: a Dante che rimane nella sua compattezza l'ultima grandissima colonna del vecchio modo di pensare; e a Petrarca e a Boccaccio che, se pur in modi diversi, iniziano il cammino verso questa nuova prospettiva spaziale in cui l'uomo si riconosce ed opera per il raggiungimento di tutti i fini umani che egli si prefigge.

In fine si dirà che le osservazioni di queste pagine sono seguite da esemplificazioni antologiche che il lettore potrà integrare a suo piacere.